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Approvato emendamento M5S sui “costi sociali” del marmo

27 maggio 2016

apli-apuane-e1301908978394Grazie ad una proposta del M5S potremo sapere quanto costa alla collettività l’escavazione del marmo. Durante il Consiglio Comunale di Massa finalizzato alla discussione sugli agri marmiferi in seguito ai ripetuti incidenti mortali verificatisi, l’approvazione di un nostro emendamento ha ufficializzato la richiesta alla Regione del finanziamento di uno studio per capire in maniera precisa con quali e quanti “costi sociali” la lavorazione delle cave pesa sulla collettività in termini di danni all’ambiente, alla salute, alle infrastrutture ed altro ancora, che fino ad oggi non si era mai provveduto a quantificare, e conoscere così quale sia il reale beneficio che questo settore apporta alla nostra economia locale.

Non sappiamo ad esempio quanto i ripetuti passaggi dei camion per il trasporto del marmo incidano sul dissesto delle nostre strade, un esempio la frana del versante alle Casette. Non sappiamo quanto ci costi in termini di qualità di vita, il continuo sversamento della marmettola nel Frigido, sappiamo però che i costi di depurazione dell’acqua che converge dai versanti lavorati al nostro acquedotto, pesano 350.000 euro all’anno sulle nostre bollette. Per bonificare il fiume dalla dannosissima marmettola depositata sul fondo, già responsabile secondo Arpat della morte del suo ecosistema, ci vorranno milioni di euro. Non sappiamo quanto le polveri o il rumore dei camion costi in termini monetari sulla salute dei cittadini, soprattutto di quelli residenti nei paesi montani a ridosso dei siti di escavazione. Non sappiamo quanto l’alterazione geomorfologica delle nostre montagne incida sul dissesto idrogeologico che ha già generato frane ed esondazioni.

Sappiamo però che i 2 milioni e mezzo della task force, preannunciata dal presidente Rossi, per cercare di controllare il rispetto delle norme di sicurezza in cava, usciranno dalle nostre tasche. Intanto “lassù” secondo il procuratore Giubilaro l’illegalità padroneggia. Proprio in coerenza a tutto questo il M5S aveva presentato anche le proposta di un’immediata sospensione dell’escavazione fintanto che non si fosse verificato il completo adempimento di tutte le prescrizioni previste e delle norme di sicurezza, l’immediata caducazione delle concessioni in cui siano già state riscontrate illegalità a qualsiasi titolo, eliminando di fatto il previsto periodo per potersi mettere in regola riconosciuto oggi. Inoltre ritenevamo si dovesse imporre una riduzione del quantitativo estratto al 30% di quello che risulta, cava per cava, dai passaggi alla pesa in un anno e quindi del dichiarato.

Queste proposte non sono state accolte adducendo tecnicismi che poco hanno a che fare con un chiaro messaggio di volontà politica. La Regione e il suo presidente PD ci avrebbero dovuto spiegare cosa osta ad una chiara ed inequivocabile presa di posizione a difesa dell’ambiente e dei diritti di tutti i cittadini, perché è impensabile continuare così fino a che non avranno spianato famelicamente le nostre montagne.

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