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Regolamento Urbanistico, sarà tutto da rifare?

10 febbraio 2016

osservazioni RUIn ordine all’osservazione sulla “perimetrazione incongrua” del centro urbanizzato, ci corre l’obbligo di specificare che non solo la Regione ha confermato questa rilevazione, ma che l’accoglimento delle indicazioni regionali comporterà di fatto la cancellazione di molti ARU e gli evidenti contrasti con il piano paesaggistico mettono in dubbio l’efficacia stessa dell’intero strumento urbanistico adottato.

Nel merito del piano il Settore Riqualificazione e Valorizzazione del Paesaggio della Regione, rilevando le incongruenze degli elaborati di progetto agli studi del Quadro Conoscitivo, segnala inoltre alcuni elementi di contrasto anche con il PIT quali: 1) i criteri per l’individuazione del perimetro del territorio urbanizzato; 2) possibili contrasti, come osservato anche dal M5S, con la disciplina della scheda d’ambito Versilia/Costa Apuana del PIT, che prescrive di evitare ulteriore consumo di suolo e di contrastare fenomeni di dispersione insediativa, e con la disciplina della qualità degli insediamenti; 3) la mancanza della carta che individua i vincoli ambientali, “pertanto, lo strumento in oggetto necessita di essere sottoposto alla procedura di conformazione secondo quanto disposto dagli artt. 20 e 21 della Disciplina del Piano”.

Il problema non è di poco conto perché queste lacune procedurali, qualora anche il Comune concordasse il loro superamento, lasceranno ampi spazi per possibili ricorsi amministrativi e il Sindaco sbaglia se pensa di poter derogare a degli obblighi di legge per arrivare ad una veloce approvazione del Regolamento. Al riguardo la Regione puntualizza anche sui criteri adottati dal Comune per l’edificazione prevista a Ronchi Poveromo, in accordo con la nostra osservazione, in quanto si prevede di edificare su terreni che nel Quadro Conoscitivo sono identificati come aree boscate, quindi vincolate e protette, spingendosi allo specifico esempio di palese contrasto con la disciplina paesaggistica per la previsione di un nuovo albergo, oggetto anche questo di una nostra segnalazione.

Le incongruenze, le carenze e le difformità di questo Regolamento Urbanistico sono molteplici e gli adeguamenti richiesti dalla Regione sono talmente tanti da far rischiare addirittura una nuova riadozione. Forse tenendo conto delle indicazioni regionali e dei contributi costruttivi dei cittadini sarebbe più facile e giusto proporre un nuovo piano. Altra attesa, chissà, forse era proprio quello che volevano.

2 commenti leave one →
  1. roberto del sarto permalink
    11 febbraio 2016 09:37

    Sitratta certamente di un RU figlio di una città in cui il governo del territorio non è stato esente in 30 anni da interessi privati , e gestione autonoma ( abusivismo) , fai da te , che ne ha condizionato irrimediabilmente l’uso ,lasciando in eredità ciò che oggi apprezziamo e su cui dovremmo intervenire in modo organico.
    Sono pienamente daccordo con chi, come pure voi dichiarate, denuncia il poco tempo a disposizione per una lettura approfondita del Testo e delle Tavole ; un lavoro di anni non può essere digerito in soli 60 giorni , neppure da persone “esperte” del settore.
    Occorre essere a conoscenza che la adozione del RU è stata possibile ma condizionata dalla conformità alle disposizioni dell’art.230 della legge regionale 65/2014 che a mio avviso risulta l’ennesima storpiatura di un apparato normativo ipocrita e carente nella presa di coscienza delle reali criticità del territorio urbanizzato . Il delirio si compie quando una legge vincola alla inedificabilità terreni e lotti interni al perimetro della città urbanizzata , vincolati dal PRG vigente a attrezzature sportive o ad altri standard e non oggetto , nei 30 anni di vincolo, della attività edilizia “fai da te, pertanto mappati nel quadro conoscitivo quali terreni agricoli ( forse per la presenza di cavoli e patate) e pertanto esclusi a prioori da qualsiasi possibile intervento edilizio anche a servizio della comunità. Ad esempio in località Poggi , noto luogo di amenità, ci sono tre lotti di differente dimensione , fno al giardino di casa , classificati quali territorio non urbanizzato …… e questa è la Regione toscana . Sulle altre osservazioni della Regione Toscana occorre precisare che la “valorizzazione” del vecchio Monoblocco dell’Ospedale , è funzionale al recupero dei denari spesi per gli imprevisti di natura idrogeologica , leggi Ospedale Unico. Non è l’ASL o meglio sono soldi che la Regione deve recuperare e per tanto non possono essere ammesse case popolari , ma un bel ghetto per ricchi che non avrà alcun futuro perchè ricchi e benestanti non dsono compatibili con quel numero di alloggi pervisti , seppur il luogo possa essere di discreto fascino.
    Un ennesimo buco nell’acqua che non servirà a tappare il buco nell’acqua realizzato per le fondazioni del Nuovo Ospedale.
    La confusione regna sovrana : sarà srategica?
    ci sono altri innumerevoli questioni , le Colonie sono state abbandonate a se stesse , le risorse “naturali” del territorio dimenticate nelle strategie operative, il parco fluviale urbano idem, l’iniziativa è lasciata al privato con la perequazione a garanzia dell’interesse pubblico , quindi conseguentemente se il privato non interverrà in alcun modo , in nessuna altra maniera sarà perseguito l’interesse pubblico . Questa è l’equazione base del RU adottato .
    Partecipazione , partecipazione , partecipazione …. può essere dolorosa per alcuni ma certamente indispensabile per tutti , per i cittadini per il territorio.
    In particolar modo per stabilire il principio fondativo che ” il territorio non è un bene privato ma una risorsa pubblica” alla pari delle criticità che si manifestano e che ci troviamo ad affrontare , con delle azioni , scelte , condivise , molto di più di un improbabile articolato di legge , frutto del frutto del frutto di ipocriti annosi tentativi di governare e dare ed imporre e che dobbiamo necessariamente distinguere dalle regole di chi vive il territorio , di chi lo abita , di chi lo gode e soffre .

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  2. Roberto del sarto permalink
    12 febbraio 2016 07:34

    A proposito di Colonie e Colonizzatori
    appare curioso che ciò che dobbiamo definire un atto di violenza urbanistica , venga protetto da chi certamente un atto simile oggi non ammetterebbe .
    La violenza di queste architetture calate dall’alto del Regime , necessita di una azione di appropriazione urbana che non deve escludere azioni di analoga “forza” come accadde in origine.
    Il titolo della conferenza evidenzia il termine “NOSTRE” ma su questa possibile appropriazione dobbiamo rilevare elementi che devono essere assunti e adottati da un possibile intervento strategico di pianificazione e di trasformazione architettonica e funzionale .
    E’ un luogo senza una identità frutto di azione originaria che non ha precedenti , senza una storia che la precede tanto che nelle sue forme architettoniche , le più diverse, dallo stile classico alle sperimentazioni del “moderno”, mostra questa radice urbana a-temporale , architetture figlie del loro tempo ma estranee dai tempi conseguenti ed organici alla vita identitaria della città.
    E’ un orizzonte architettonico , che necessita di una attenta analisi morfologica nel rapporto tra architetture e territorio aperto .
    L’eredità che oggi resta di ciò è un palcoscenico , una quinta teatrale immutata , immodificata su cui la polvere del tempo è scesa in modo inesorabile fino a far sparire sia il Testo che la Rappresentazione . Questa è per me la sintesi di ciò che resta , ciò che ci meritiamo per come amiamo questa città e quando parlo di amore significo il mancato rispetto , la mancata attenzione , la cura , la latitanza dalla programmazione dell’interesse pubblico che coincide per questa parte di terra , nella ricerca di una identità collettiva
    Non si tratta perciò di un progetto di recupero delle Colonie ma di un recupero di territorio a funzioni di città che non ha mai avuto , che va oltre le architetture presenti e le possibili probabili funzioni derivativi dalla originaria mono-funzione.
    Se da una parte non è possibile ammettere esclusivamente un adempimento -intervento privato , operato su una norma di Regolamento , che non garantirebbe la condizione del recupero territoriale , non dobbiamo escludere per le architetture e per i privati la possibilità di interpretare ruoli differenti ma organici ad uno scenario condiviso .
    La carenza della Partecipazione ,strategica , nella fase di formazione del PS e conseguentemente la difficoltà del R.U. nel declinare norme ha di riflesso la dichiarazione dell’arch. Lorenzani ( team di progetto del RU ) sulla necessità di una Regia a livello Regionale per la definizione e finanziamento degli interventi sul water front o Lungomare , in relazione alla criticità della erosione .L’equazione dunque pare avere due componenti fondamentali , da una parte chi deve garantire che questo tratto di costa venga recuperato nella accessibilità , o almeno fisicamente stabilizzato , dall’altra chi deve farsi carico di assolvere il compito strategico funzionale .
    Manca l’idea o meglio lo scenario di un possibile utilizzo , un dialogo tra la città e questa parte di lungomare dove la vocazione del territorio aperto e le architetture costituiscano una risorsa culturale , economica e sociale tale da incidere sulla qualità della vita attraverso una offerta organica e funzionale , compensatrice delle carenze strutturali della nostra comunità.
    il termine Nostro dunque ritorna prepotentemente solo a condizione che sia garantito un atto di adozione della comunità nei confronti del “sistema colonie”
    La contraddizione evidente è certamente la norma che stabilisce a priori funzioni possibili a vocazione turistica e assestamenti con il residenziale non tenendo conto della necessità di un preventivo processo formativo progettuale. Pubblico e Privato sono i protagonisti di tutto ciò senza alcun limite imposto alla possibile interpretazione . I tempi e le modalità sono esclusivamente in mano dei cittadini ed un ringraziamento al Circolo Le Briciole per questa “occasione” di ascolto e confronto .
    Il tema e le questioni sono complesse e solo un tavolo di lavoro e di confronto potrà rispondere alla necessità di una proposta partecipata e su ciò la politica ha precise responsabilità.
    Credo anche nella disponibilità di molti cittadini , operatori economici , intellettuali e professionisti . ( il termine tecnico non mi è mai piaciuto con rispetto di chi aggiusta caldaie e televisioni)
    Un invito alla lettura : Nicola di Battista nell’editoriale di DOMUS 997 -dicembre ’15- tratta la CADUTA E RICOSTRUZIONE DELLA POLIS .
    A conclusione una frase su tutte:
    Dalla terra con occhi sognanti guardiamo il mare e quando siamo in mare guardiamo la terra come in sogno. (Fausto Melotti)

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