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La strana storia dei contributi sociali non riscossi

15 settembre 2015

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Luana Mencarelli

Parliamo di contributi comunali a scopo sociale, ovvero di sostegno a quelle famiglie che hanno difficoltà per reddito a sostenere ad esempio le spese di cura di componenti della famiglia affetti da patologie croniche, oppure per l’ acquisto di libri scolastici e tanto ancora.

In base ad una segnalazione il M5S si è mosso per capire il sistema di gestione che sta dietro questo servizio, o meglio che ci dovrebbe essere, perché infatti tutto nasce dalla mancanza di chiarezza sulle varie competenze, su chi deve fare cosa, compreso il singolo cittadino e a tal proposito abbiamo depositato un’interpellanza.

Per accedere a questo contributo il richiedente deve ovviamente presentare la documentazione che ne giustifichi il diritto, dopodiché l’assistente sociale che glielo ha riconosciuto invia il modulo agli uffici comunali competenti con l’indicazione della modalità di versamento prescelta: accredito in conto corrente o ritiro dell’assegno da parte dell’avente diritto presso la banca o gli uffici comunali. Ogni sei mesi ciascuna pratica deve essere rivista per valutare se sussistono ancora le motivazioni per il riconoscimento del contributo e tra i documenti da presentare c’è anche l’estratto conto.

E’ proprio in questa circostanza che chi ci ha fatto la segnalazione si è reso conto che per i primi tre mesi era avvenuto l’accredito del contributo, mentre nei tre mesi successivi non ce n’era traccia, per cui gli è stato indicato di rivolgersi direttamente agli uffici comunali competenti, che dietro una semplice quietanza gli hanno materialmente consegnato tre assegni circolari prelevandoli da un cospicuo mazzo.

Qui il M5S è intervenuto per avere spiegazioni in nome e per conto di tutti i cittadini e ci è stato detto che la banca a fine anno consegna al Comune gli assegni corrispondenti ai contributi che non sono stati ritirati. A questo punto molte domande sorgono di conseguenza: se all’apertura della pratica viene indicata la modalità di somministrazione, in questo caso specifico l’accredito diretto in c/c, perché ad un certo punto la modalità cambia all’insaputa dell’avente diritto? Se l’attribuzione di questo contributo viene fatta su base reddituale e quindi di effettivo bisogno, come è possibile dimenticarsi di andare a ritirare l’assegno o non accorgersi che i soldi nel proprio conto non sono aumentati grazie al versamento del contributo?

Tenendo conto che gli assegni circolari che la Cassa di Risparmio di Carrara consegna al Comune hanno una scadenza di tre anni, dopodiché diventano inesigibili, chi ha il compito istituzionale di sollecitarne la riscossione da parte degli aventi diritto?

Gli uffici comunali dicono gli assistenti sociali e il dirigente preposto Tognocchi cosa risponde?

Perché nessuno lo fa? Eppure questi soldi sono risorse che restano congelate, magari per anni, forse anche a discapito di altri utenti che ne avrebbero bisogno.

Luana Mencarelli Consigliera M5S

 

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