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Tubi d’amianto: per la giunta Volpi tutto ok, ma senza approfondire

20 febbraio 2015

Schermata 2015-02-20 alle 07.10.37La giunta Volpi risponde alla nostra interpellanza sui tubi di cemento-amianto con qualche novità rispetto ai dati dell’Autorità Idrica Toscana ed alcuni errori sostanziali frutto quantomeno dello scarso approfondimento sul tema.
Andiamo con ordine.
Per l’Autorità Idrica Toscana, come da noi presentato nell’interpellanza, sono presenti 5,32 Km di tubature in cemento amianto. Nella risposta fornita dalla Giunta Volpi (firmata dall’Assessore Uilian Berti e il dirigente Fabio Mauro Mercadante) i chilometri diventano “3,72”! Meglio per noi certo, ma ci chiediamo chi menta: l’Autorità Idrica Toscana o il nostro Comune?
Berti e Mercadante ci spiegano che la quasi interezza di questa tubatura è rappresentata da “un’adduttrice di 3,52Km e del diametro di 300 mm” che “si trova posizionata tra il Monte di Pasta e il Campo Pozzi delle Polle dalla quale si diramano quattro interconnessioni sezionabili (non in fibrocemento, quindi senza amianto) che si dirigono in Piazza Garibaldi, Via Poggioletto, Via Romana e Polle”. A tutto ciò si aggiunge “un altro tratto, di 200 m, in Via Minuto con 4-5 allacci di utenza”. Facendo una stima di massima possiamo sostenere quindi che circa 10.000 cittadine e cittadini massesi che abitano nel quadrante servito da questa adduttrice possono avere l’amianto nell’acqua con cui si lavano, cuociono la pasta e annaffiano le piante di casa.

La giunta Volpi sostiene nella risposta alla nostra interpellanza che lo stato di conservazione di queste tubazioni è “buono”, o almeno così “riferisce Gaia spa” e “per il momento non è previsto nessun piano di sostituzione“.
Nel frattempo però “L’Autorità idrica toscana avvierà, a breve, un piano di monitoraggio al fine di verificare in maniera sistematica l’eventuale presenza di fibre di amianto idrodisperse nell’acqua potabile in tutti gli acquedotti dove vi sia la presenza di tubazioni in fibrocemento“.
Sulle analisi Berti e Mercadante ci tengono a segnalare che GAIA “riferisce di aver fatto eseguire recentemente analisi specifiche sull’acquedotto che hanno dato esito negativo, ovvero nessuna fibra d’amianto è stata rilevata con il sistema ESEM (microscopio elettronico a scansione) integrato con uno spettrometro a dispersione di energia che utilizza un rilevatore a semiconduttore (EDS)”.
Quindi secondo loro non dobbiamo temere, considerato tra l’altro che, dicono “tutt’oggi le normative italiane ed europee non prevedono limiti alla presenza di fibre amianto nell’acqua mentre l’unica indicazione è quella fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che prevede un limite di 7 milioni di fibre per litro“.

In queste due affermazioni ci sono due falsità. Falsità che denotano un livello di valutazione della situazione che non considera nemmeno i chiari riferimenti di lettura scientifica sul tema, forniti nella nostra interrogazione.
L’ultima monografia “Asbestos” dell’International Agency for Research on Cancer (IARC), parte della World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS), evidenzia come ogni tipologia di asbesto sia cancerogeno e ci siano “sufficienti prove” a sostengo della sua pericolosità anche per ingestione. A tal proposito lo studio epidemiologico più citato è stato realizzato in Norvegia nel 2005 (Kjaerheim K, Ulvestad B, Martinsen JI, Andersen A., Cancer of the gastrointestinal tract and exposure to asbestos in drinking water among lighthouse keepers (Norway). Cancer Causes Control. 2005). Questo studio ha interessato una coorte (campione) estesa di 761 persone (guardiane di fari) seguite a più di 30 anni dal periodo di ingestione di acqua con amianto. I ricercatori concludono il loro articolo sostenendo che ci sia un’associazione generica tra l’asbesto ingerito e il rischio di cancro gastrointestinale e specifica nel caso di cancro allo stomaco.
La monografia “Asbestos” è aggiornata periodicamente con le indicazioni delle ultime ricerche pubblicate. Viceversa è fermo al 2003 il documento che (forse) è ripreso dalla Giunta Volpi ovvero quello (forse) ripreso dall’Autorità Idrica Toscana: cioè “World Health Organization, Asbestos in Drinking-water, Background document for development of WHO Guidelines for Drinking-water Quality, 2002” dove si può leggere che, nel 2002, “There is therefore no consistent, convincing evidence that ingested asbestos is hazardous to health, and it is concluded that there is no need to establish a guideline for asbestos in drinking-water”. Lo studio norvegese è del 2005 e l’OMS ha aggiornato solo la sua monografia “Asbestos”.
Nello stesso studio citato (forse) dalla giunta Volpi però si evidenzia che uno dei problemi principali sul tema è il costo delle analisi! Scrive nel 2002 l’OMS “Il metodo di determinazione quantitativa dell’asbesto nell’aria e nell’acqua è […] la TEM/SAED. L’analisi attraverso TEM/SAED è costosa e lo screening preliminare con la sola TEM, che ha un sistema di rilevazione con limite inferiore a 0,1 milioni di fibre per litro è ciononostante spesso usata”. Ebbene lo studio che invece avrebbe fatto GAIA spa non è il TEM/SAED, ma un altro ESEM – EDS, meno costoso (e forse meno preciso?).
Da ultima, Berti e Mercadante segnalano che c’è un limite indicato dall’OMS sulla presenza di fibre amianto nell’acqua: 7 milioni di fibre per litro. In realtà quel limite non è fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ma dalla United States Environmental Protection Agency (EPA). L’Organizzazion Mondiale della Sanità non ha espresso limiti, per l’esistente dialettica accademica sul tema. In qualche modo dicendo: o è pericoloso o non lo è e la quantità è solo un indicatore di maggiore o minor rischio.

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