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Il “De profundis” dello stato di diritto #M5S

17 gennaio 2014

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Al varo di ogni legge di stabilità vengono puntualmente erosi i principi fondamentali dello stato di diritto, ovvero il rispetto della legge e dei diritti fondamentali dei cittadini, attraverso la trasformazione della giustizia in una chimera accessibile quasi esclusivamente ai ceti più facoltosi. Questa considerazione vale sia come cittadino, che come operatore del diritto (avvocato). Come sempre – è triste constatarlo – si è preferito dissuadere i cittadini e le imprese dal tutelare i propri diritti, piuttosto che ammodernare la formazione professionale, le strutture e i mezzi a disposizione del settore attraverso l’incremento dei finanziamenti.

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Se da un lato, infatti, qualsiasi giovane che abbia intenzione di diventare avvocato dovrà pagare un nuovo contributo forfettizzato, dall’altro lato viene previsto un vertiginoso aumento del c.d. Contributo forfettizzato che i cittadini dovranno obbligatoriamente versare per intraprendere una qualsiasi causa (da 8 € a 27 € di qualsiasi valore sia la materia del contendere). Il tutto viene “condito” con la sensibile riduzione dei compensi previsti per gli avvocati che decidano di difendere cittadini in regime di gratuito patrocinio (il compenso liquidato dallo Stato viene ridotto 30% delle tariffe minime previste!). In primo luogo, questo comporterà l’allontanamento di molti professionisti dalla disponibilità a prestare il proprio servizio sottoforma di gratuito patrocinio, e un conseguente impoverimento della qualità del servizio reso. Per quanto riguarda il citato Contributo forfettizzato “fisso” ( 27 € ), il suo consistente aumento rappresenta un “salasso” per le cause di più modesto valore, che potrebbe comportare una riduzione dell’interesse ad agire per il cittadino, il quale, a fronte di un maggiore importo da pagare, preferirà desistere (ancora una volta) piuttosto che intraprendere una causa minore per tutelare i propri diritti (che minori non sono). Tali aumenti vanno altresì ad aggiungersi all’incremento di un’altro contributo, ovvero il c.d. Contributo Unificato – importo da calcolarsi in base al valore della causa, il cui pagamento nel corso degli ultimi anni è stato esteso a settori tradizionalmente esenti, come lavoro e famiglia.

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A questo si aggiunga che per accedere al gratuito patrocinio – che permette di essere esenti anche dai contributi citati – il reddito imponibile della famiglia del soggetto interessato non deve superare la somma di € 10.766,33. Viene a questo punto da chiedersi se esista ancora il gratuito patrocinio, o se esista piuttosto una cinica giustizia ingiusta. L’unica soluzione percorribile, e come da classico paradosso italiano non praticata, è una azione mirata al taglio delle sole sacche di spesa improduttiva della pubblica amministrazione – che non si realizza attraverso la soppressione di Tribunali, con il contemporaneo svincolo delle somme contenute nel Fondo Unico Giustizia, conto dove vengono depositati i ricavi dei contributi sopra indicati. Attualmente infatti solo 1/3 di tali somme viene destinato al settore Giustizia, lasciando in cassa la rimanenza. Lo sblocco di tali risorse infatti – in una misura comunque superiore al 50% – non solo scongiurerebbe i consolidati aumenti, ma ammodernerebbe l’intero apparato giustizia, contribuendo all’aumento del PIL di circa un 1%, oltre a salvare quello che in Italia ad oggi appare insalvabile: lo stato di diritto.

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Attivista M5S Avv. Massimiliano Paolicchi

 

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