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La truffa della finanza di progetto #M5S

14 gennaio 2014

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Premessa

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Nel 1993 dopo lo scandalo di Tangentopoli – se si voleva vincere un appalto pubblico bisognava dare la tangente alla politica – il legislatore decise di rivedere e accorpare le norme che regolano le gare per la realizzazione di opere pubbliche. Nacque la Legge Merloni, il cosiddetto Codice degli Appalti Pubblici. Oggi quella legge è alla sesta revisione. E’ con quella legge che nasce la finanza di progetto – il project financing. In pratica una legge nata per debellare quel fenomeno, lo legalizza. Per parlare della finanza di progetto dobbiamo prima parlare dei due principali contratti che vengono stipulati tra l’ente pubblico ed il privato per realizzare l’infrastruttura pubblica: il contratto di Appaltato e quello di Concessione. Per ambedue le tipologie di contratto valgono alcune regole comuni: le ditte devono avere il certificato antimafia; appaltatori e sub appaltatori devono essere in regola i pagamenti dei contributi e offrire garanzie di solvibilità. Un controllo che compete all’ente pubblico.

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Appalto

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L’Appalto è il contratto tra l’ente pubblico ed il costruttore per realizzare un opera pubblica che verrà gestita dall’ente pubblico stesso. L’ente realizza il progetto definitivo e licenzia una gara pubblica per trovare chi costruirà l’opera. La gara può prevedere dei punteggi in base a dei parametri predefiniti. Per esempio si può richiedere un miglioramento del progetto. Vince il costruttore che pratica il maggior ribasso ma anche quello che offre soluzioni migliori. La legge prevede che più aziende si possano associare temporaneamente per competere nella gara. Sono le cosiddette ATI (Associazioni Temporanee di Impresa). E’ chiaro che non esistono limiti a cosa costruire: da un edificio pubblico pagato dalla comunità (scuole, ospedali, carceri….) a strutture che rendono (parcheggi, stadi, piscine…). Il rischio per l’Appaltatore è solo uno: il “rischio industriale”. In sostanza non aver calcolato bene il costo dell’operazione, quindi costruire in rimessa o addirittura arrivare al fallimento. Vinta la gara, l’Appaltatore costruisce la struttura sotto il controllo dell’ente pubblico – è il pubblico che sceglie il capo cantiere per la direzione dei lavori – ricevendo alla fine il compenso pattuito..

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Il Concessionario

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Il Concessionario, al contrario, costruisce l’infrastruttura con soldi propri. Anche in questo caso c’è una gara ma può esserci anche un affidamento diretto da parte dell’ente pubblico. Il caso più eclatante la TAV spa, il Concessionario per l’Alta Velocità, ma anche l’ANAS per ls rete stradale. Perchè il privato finanzia l’opera? Perchè l’ente pubblico gli farà gestire la struttura per un determinato periodo – dai 20 ai 25 anni – così che con la rendita della struttura il Concessionario rientrerà della cifra spesa guadagnandoci. E’ chiaro che con questo sistema si possono realizzare solo quelle opere che creano reddito (autostrade, parcheggi, stadi, …). E’ il privato che realizza il progetto – dietro linee guida date dall’ente pubblico. E’ il privato che gestirà la costruzione – sceglie lui il capo cantiere – che sceglie a chi sub appaltare i lavori. Il controllo del pubblico riguarda gli aspetti legali, cioè che le ditte che lavorano abbiano i requisiti richiesti. E’ chiaro che costruirà bene perché meno manutenzione dovrà fare negli anni, maggiori saranno le entrate. Il Concessionario non ha solo il “rischio industriale” ma anche quello “commerciale”. In sostanza nessuno, men che meno l’ente pubblico, può assicurare che l’opera porterà profitto. Deve accettare il rischio che l’operazione fallisca. Per questo l’ente pubblico può definire un “premio” da riconoscere al Concessionario per aver accettato quel rischio. Un aiuto per rendere meno oneroso l’investimento. Per esempio se il parcheggio costa 70, Il comune può dare a titolo “una tantum” 20 perché il parcheggio serve al comune che, però, non ha tutti i soldi per costruirlo. Questo aiuto non deve però far venire meno il “rischio commerciale” che è contemplato nel contratto di Concessione. Alla fine della concessione il privato consegna l’infrastruttura all’ente pubblico.

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La Finanza di Progetto

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Datto questo introduciamo adesso la finanza di progetto, la truffa legalizzata. Come definisce la finanza di progetto il costruttore privato? Un promotore. Con che qualifica? Quelle di Concessionario. Cosa vuol dire Promotore? Vuol dire che è il costruttore privato a promuovere ( da qui il termine Promotore) il progetto all’ente pubblico, scegliendolo da una lista di opere da realizzare, un menù per capirci, scritto dall’ente stesso. Cosa vuol dire Concessionario? Lo abbiamo spiegato: colui che costruisce con i suoi soldi. Colui che ha un ampio margine di gestione nella costruzione dell’infrastruttura. Colui che gestirà quell’infrastruttura. Cosa deve fare il Promotore ? Realizzare il progetto “provvisorio” dell’opera e scrivere un Piano Economico Finanziario (PEF) dove indicare costi e ricavi della gestione. Questo perché, dice la finanza di progetto, i soldi necessari il costruttore privato li deve chiedere in prestito alla banca. I costi della progettazione e quelli per redigere il PEF sono a carico del Promotore. Se all’ente pubblico il progetto piace il costruttore privato diventa Promotore “provvisorio”. Se il progetto non piace il il Promotore ci avrà rimesso tempo e soldi. Scelto il progetto da parte dell’ente pubblico parte la gara vera e propria. Di cosa si tratta? Si tratta di una gara ad evidenza pubblica alla quale non partecipa il Promotore “provvisorio” ma tutte quelle aziende che desiderano realizzare l’opera. Queste aziende proporranno un loro progetto basato su quello proposto dal Promotore “provvisorio”. In sostanza l’ente pubblico fa realizzare da un costruttore privato il progetto provvisorio e poi lo mette a gara. Chi vincerà questa gara avrà diritto a far competere il suo progetto – che si è comunque basato su quello del Promotore “provvisorio” – con il progetto del Promotore. Alla fine dei giochi, perciò, abbiamo due progetti, in qualche modo simili ma con soluzioni diverse. A questo punto l’ente pubblico nomina una Commissione Tecnica di esperti che valuterà quale sia il progetto migliore e quindi il vincitore finale. Abbiamo quindi il Promotore che costruirà e gestirà l’opera? Per niente. La finanza di progetto prevede una seconda gara che serve per trovare chi costruirà e gestirà l’opera. Una ripetizione della prima? Non proprio. Un’altra gara alla quale anche stavolta non partecipa il Promotore, che però vede il suo progetto ancora al centro della gara. Quel’è la differenza con la prima gara? Che qui la contesa è solo sul prezzo. Chi farà il maggior ribasso sul prezzo definito realizzerà l’opera sulla base del progetto messo a gara.

La cosa interessante è che potendo costituire della ATI, anche l’azienda che ha perso la prima contesa con il Promotore può partecipare. Basta che si unisca, temporaneamente, ad un’altra azienda, ed il gioco è fatto. Succede così che chi ha perso la prima volta, perchè la Commissione ha scelto il progetto del Promotore “provvisorio”, può con un ribasso di prezzo aggiudicarsi la commessa realizzando l’infrastruttura usando il progetto del Promotore “provvisorio”. Assurdo? No è la finanza di progetto. Ma ecco il colpo di scena! Il Promotore ha un’ultima chance di vincere: il diritto di prelazione. In pratica se accetta il ribasso offerto dal concorrente vince definitivamente lui la gara. Ci rendiamo conto dell’assurdità dell’operazione? Certo formalmente c’è il massimo della trasparenza, ma in pratica – l’operazione di costruzione dei 4 nuovi ospedali Toscani lo dimostrerà – il procedimento è talmente contorto che l’ente pubblico ha un grande margine discrezionale e quello che formalmente sembra il massimo della trasparenza, praticamente permette il controllo di tutta l’operazione da parte dell’amministrazione pubblica. Quando il Promotore si propone di realizzare un’infrastruttura pubblica, si conosce già il vincitore.

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Il socio pubblico

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Il Promotore ha lo status di Concessionario. Vuol dire che mette lui i soldi per costruire l’opera? Neanche per sogno! La finanza di progetto ha una prerogativa. Se con l’Appalto i soldi sono pubblici, con la Concessione privati, con la finanza di progetto sono in parte pubblici e in parte privati. Però gestendo tutta l’operazione il costruttore privato con lo status di Concessionario è come se quei soldi fossero suoi. Ecco cosa ha introdotto la finanza di progetto: l’uso di un finanziamento pubblico da parte di un privato senza che il pubblico abbia il controllo delle attività messe in campo. Che altri favori rende la finanza di progetto al costruttore privato? Lo costringe a costituire una società ad hoc, detta “società veicolo” o anche “società di progetto”. Che cos’è? E’ la SpA che costruirà e poi gestirà l’infrastruttura. Sono soci della SpA il Promotore che però, ecco il secondo grande favore, non garantirà il funzionamento della società con i suoi capitali. Sarà la SpA a chiedere i soldi alla banca, la quale dovrà accettare come garanzia la sola redditività derivante dalla gestione dell’infrastruttura. Insomma il Promotore non rischia niente in quest’operazione ritrovandosi, invece, un guadagno sicuro. A questo punto introduciamo il terzo favore che la finanza di progetto concede al costruttore privato: il socio pubblico. Cosa fa il socio pubblico? Prima di tutto mette i soldi. E se la prima stesura della legge Merloni prevedeva che il pubblico non mettesse più del 40% dell’importo totale, dal 2000 in poi questa percentuale è sempre aumentata. Oggi non c’è più alcun limite. Questo vuol dire che, per assurdo (ma non tanto) l’ente pubblico finanzia l’opera al 95% ma la gestione dei soldi è fatta dal Concessionario privato. Che altre garanzie da il socio pubblico? Chiaramente garantisce le banche che il Concessionario farà fede ai suoi impegni. Come? Se l’opera che si costruisce non da reddito – vedi i 4 nuovi ospedali Toscani – diventa il pubblico l’unico cliente del Concessionario riconoscendogli un “canone” per l’utilizzo dell’infrastruttura. La finanza di progetto, o “project financing” che dir si voglia, altro non è che una parola vuota per nascondere una collaborazione pubblico-privato che, ecco la truffa, pone ogni onere sulle spalle del pubblico e tutti gli onori nelle casse del Concessionario. Il pubblico è il socio, il finanziatore con il capitale, quello che mette la somma maggiore, quello che garantisce il costruttore privato presso le banche, quello che diventa l’unico cliente del Concessionario per farlo rientrare dei soldi messi nel progetto. Il Concessionario, dal canto suo, ha un socio che paga ma senza poteri discrezionali – azzerato quindi il “rischio industriale” perché se mancano soldi li metterà il pubblico – e ha un cliente con il quale pattuisce un “canone” che gli permetterà di rientrare del prestito e guadagnare – azzerato anche il “rischio commerciale”. Con la finanza di progetto non è più il privato che paga il pubblico per lavorare – le mazzette di tangentopoli – ma è il privato che ha costretto il pubblico a offrirgli su un piatto d’argento una rendita sicura. E per legge!

Daniele Rovai

Autore del libro “La nuova sanità toscana

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One Comment leave one →
  1. Luca Bianchi permalink
    14 gennaio 2014 23:50

    la cosa che fa più incazzare è che nonostante i disagi degli altri NOA toscani a massa si continuerà su questo folle progetto. E’ l’ennesima dimostrazione stavolta lampante,chi non vuol vedere è disonesto o leccapiedi di questa politica del cemento,che da noi si costruisce solo per far girare soldi ma senza alcuno scopo di fornire un servizio o un miglioramento nella vita dei cittadini. Anzi si illudono con paroloni spesso vuoti di significato.

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