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Gli scalini che “separano” #M5S

12 gennaio 2014

Ne puoi trovare di tutti i tipi: singoli o doppi, alti o bassi, moderni o antichi, in marmo o in cemento, spigolosi o stondati, rivestiti di alluminio o di tessuto; che cosa sono? Sono le centinaia di scalini all’entrata delle attività commerciali del centro di Massa. In periodo di feste e saldi entrare ed uscire da negozi o bar sembra un gesto scontato, ma così non è per chi deve muoversi su una sedia a rotelle, per persone anziane, per persone con difficoltà di movimento temporaneo e anche per le mamme che portano a spasso i loro bimbi nei passeggini. Sebbene il transito nelle zone pedonale sia abbastanza agevole, i veri problemi sorgono quando ad un disabile in sedia a rotelle nasce il desiderio di entrare all’interno di un negozio o bar: in centro a Massa il 90% dei luoghi aperti al pubblico non sono accessibili.

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Purtroppo è proprio di fronte ad un ostacolo, piccolo per un normodotato, ma invalicabile per un disabile, rappresentato appunto dallo scalino di entrata, che ti ricordi di non essere uguale alle altre persone, perché in quel momento tu devi restare fuori (un po’ come il divieto di ingresso per animali) mentre il tuo compagno di “passeggiata” può entrare (sempre stando attendo a non inciampare). Certo esiste quasi sempre, per fortuna, chi si offre di aiutarti, ma entrare con la scorta (alcune volte se il gradino è troppo alto o doppio servono due persone) è ancora più umiliante, dato che vieni osservato come il fenomeno da baraccone che fa la sua entrata trionfale. Osservando le varie attività commerciali che sorgono nelle principali via del centro (Via Ghirlanda, Piazza Aranci, Via Dante, Via Carioli, Piazza Mercurio, Via Cavour, Via Bastioner, Viale Chiesa…) comprese fra bar, ristoranti, negozi di abbigliamento, alimentari etc.. ho notato che solo 24 su 200 sono parzialmente accessibili; dico parzialmente perché fra queste 24 alcune entrate presentato un piccolo gradino comunque superabile, e solo 15 presentano un’entrata completamente priva di barriere.

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Ma com’è possibile che nel 2014 si trovino ancora così tante barriere architettoniche e proprio all’ingresso di attività aperte al pubblico? Purtroppo la normativa vigente sull’accessibilità degli esercizi commerciali è compresa all’interno del D.M.236 del 1989 e quindi tutto ciò che sia stato costruito prima non è obbligato a trasformarsi in accessibile a meno che non debba essere realizzata una ristrutturazione. E allora perché quando si vede un nuova attività aprire i battenti, dopo aver fatto numerosi lavori di ristrutturazione interna, si scopre che il gradino all’entrata rimane imperterrito? Perché, purtroppo, per risparmiare qualche centinaio di euro, la ristrutturazione interna viene fatta passare solo come cambio gestione o diversa distribuzione, anche se spesso i martelli pneumatici fanno la loro apparizione all’interno del bar o negozio, evitando così la classificazione di ristrutturazione e il conseguente obbligo di accessibilità dell’ingresso.

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Ma ancora più buffo, e al contempo tragico, è stato venire a conoscenza, parlando con alcuni gestori e proprietari ,che per ottenere un maggior punteggio per una licenza commerciale si possa realizzare un servizio igienico per disabili ma non sia obbligatorio eliminare le barriere per raggiungerlo; in poche parole un bar è fornito di un nuovo bagno completamente a norma ma impossibile da raggiungere dato che esiste magari una scalinata all’ingresso del locale stesso. Ho così presentato questa situazione paradossale in commissione consiliare delle pari opportunità, di cui faccio parte, suscitando l’incredulità di tutti i consiglieri presenti e, ottenendo un impegno comune e trasversale a tutte le forze politiche a trovare dei rimedi, magari modificando alcuni regolamenti comunali che incentivino l’abbattimento delle barriere architettoniche delle varie attività aperte al pubblico.

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Ovviamente l’impegno deve essere quello di aprire anche una voce di bilancio dedicata all’abbattimento delle barriere architettoniche su strade e locali pubblici e non limitarsi, come fatto fin’ora ad elargire le limitate risorse stanziate dalla Regione solo per abitazioni private. Su tutto, mi appello, in primis, al senso di civiltà dei proprietari delle attività che giocano il ruolo principale nel risolvere il problema; senza dubbio avere un’attività completamente accessibile, oltre che fornire un servizio di qualità maggiore ai clienti, può essere ritenuto un vanto di civiltà, e abbattere uno scalino o costruire una pedana esterna presenta un costo veramente irrisorio se paragonato al grosso disagio che si crea alle persone meno fortunate. Inoltre gestori o proprietari che volessero rendere accessibile la loro attività possono sempre contare sulla disponibilità di una consulenza gratuita di due consiglieri comunali “esperti” in materia (il sottoscritto e Carmassi) e dell’ufficio ABA (abbattimento barriere architettoniche), perché Massa possa diventare presto una città a BARRIERE ZERO

Portavoce consigliere M5S Matteo Paci

Scrivici a info@massa5stelle.it

One Comment leave one →
  1. Luca bianchi permalink
    14 gennaio 2014 00:06

    La cosa più ipocrita é proprio quella di conferire un maggio punteggio se hai il bagno per disabili senza che ci sia la possibilita’ di accesso…tipico di questo paese in cui se dici vaffanculo sei un maleducato ma se con bei termini educati e forbiti freghi i cittadini allora sei furbo…..il problema nasce si dalle leggi e da come vengono o non vengono fatte applicare ma anche da chi non rispetta ciò che sta dietro una legge da chi non si cura di venire incontro agli altri ma bada solo al proprio orticello piccolo o grande che sia. Voglio dire fai il bagno per disabili perche’ cosi hai più punteggio e allora se non ne faciliti l accesso sei peggio di chi non controlla che tutto sia a norma.

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