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Regolamento urbanistico e governo del territorio #M5S

20 novembre 2013

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Siamo dunque arrivati al momento in cui potremmo conoscere il pensiero esecutivo di chi ha gestito e gestisce la amministrazione della città .

Partecipando a diversi incontri di presentazione del Regolamento urbanistico, ho denunciato alcune carenze strutturali dell’intero percorso di “formazione” del Piano strutturale riflessi conseguentemente nell’atto esecutivo (R.U)

Mi limito ad alcune considerazioni partendo da alcuni elementi fondativi di un processo di pianificazione ovvero il quadro conoscitivo :

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Mappatura delle criticità

  1. Ambientali

  2. Urbanistiche

  3. Edilizie

  4. Sociali

L’atto conoscitivo preliminare è la conoscenza dei caratteri fisici artificiali e naturali che nel corso degli anni si sono stratificati sovrapponendosi alla naturalità dei luoghi, spesso modificandone gli equilibri (anche se l’equilibrio in natura è differente dal nostro) ovvero l’azione fisica sul territorio e le “reazioni del territorio” anche in relazione alle mutate condizioni ambientali climatiche; i rapporti tra servizi, infrastrutture ed edificato, in sintesi l’identità urbanistica dei diversi sistemi di cui si compone la città; le caratteristiche fisiche architettoniche, strutturali dell’edificato, la storia, l’evoluzione ed i rapporti contestuali;

I cittadini ed il rapporto con i sistemi in cui vivono , le azioni del quotidiano rapportate al contesto urbano ed ambientale dell’intorno e nell’insieme collettivo, migrazione urbana e convivenza, flussi turistici e variabili dei carichi urbanistici .

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Mappatura delle risorse

  1. Ambientali ( naturali )

  2. Antropiche ( artificiali )

La naturalità dei luoghi, le caratteristiche geomorfologiche relazionate ad un uso del terreno che è potenziale risorsa economica; le attività connesse alla potenziale attività agricola , dalla coltura della vite , dell’olivo , degli agrumi , alla loro trasformazione e commercializzazione, la castagna, il miele, la pastorizia, le risorse della piana, della collina e della montagna rilevate nella loro condizione di fatto sia essa “attiva” o dismessa .

Le attività artigianali, industriali, le attività turistico ricettive, le attività commerciali, i servizi pubblici e privati, le aree dismesse, rilevando la possibile scala di rapporto con il sistema intercomunale, provinciale regionale infine la popolazione di occupati e disoccupati ed il patrimonio abitativo disponibile.

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La proposta di un progetto urbanistico

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La mappatura delle criticità e delle risorse è l’elemento fondativo di ogni possibile atto di progettazione, che equivale alla proposta di prospettive e scenari evolutivi a scala territoriale comunale, provinciale e regionale.

Il ruolo della amministrazione è dunque quello di coordinare una regia sul territorio, una regia che sia in grado di attivare un percorso partecipativo su proposte che facciano proprie quelle criticità e risorse e che prevedano in tal senso scenari di riequilibrio non solo antropico sociale ma anche ambientale.

La scala comunale è certamente la scala che può mettere in atto una azione diretta dei cittadini, chiamati ad un dialogo su ciò che li vedrà protagonisti degli scenari possibili .

Le azioni coordinano criticità e risorse in modo da poter ipotizzare una diminuzione del livello di criticità attraverso l’uso della risorsa. Non si tratta pertanto di definire solo una nuova città, nuovi servizi, nuove case o scuole, una ritrovata identità passa necessariamente da una assunzione di responsabilità, di coscienza e di disponibilità comune e diffusa, non sono assolutamente sufficienti le azioni indispensabili di un buon governo, occorrono le persone, la loro volont, la loro forza, la loro intelligenza il loro credere in un progetto che li veda benefattori e beneficiari nel loro agire.

L’identità generata da questa azione comune è la città, questa città dei cittadini.

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Esempio

Criticità idrogeologica.

Risorsa agricoltura

Progetto: la cantina sociale

Prima fase. Mappatura delle criticità idrogeologiche, mappatura degli eventi, individuazione delle cause e dei possibili interventi di salvaguardia .

Seconda fase. Mappatura dei terreni utilizzati ai fini agricoli e di quelli dismessi e potenzialmente di quelle arre e zone che per caratteristiche omologhe possano essere utilizzate o utilizzabili: censimento e quantificazione delle aree .

Progetto. Attraverso la cantina sociale potremmo definire una azione coordinata su tutto il territorio agricolo e boschivo .

Viticoltura e vinificazione: la cantina sociale avrebbe il compito di coordinare la attività sulla collina attraverso un protocollo di produzione ma anche un protocollo degli interventi fisici di riassetto geomorfologico con la eliminazione del fai da te si eliminerebbero inoltre le presenze di baracche o annessi realizzati in gran parte abusivamente recuperando anche valori paesaggistici. Il protocollo di produzione avrebbe anche l’effetto di agire sulla qualità del prodotto trasformato e sulla sua commercializzazione, immagine e conseguente consumo su cui però vorrei tornare in conclusione.

Olivocoltura. Le parti di territorio occupate da olivi appaiono oggi in gran parte abbandonate; la gestione di queste parti di territorio porterebbe ad un riassetto del sottobosco , ad una risistemazione e ripristino della morfologia del terreno, di fatto un mantenimento delle condizioni originarie di permeabilità del terreno e di regimazione delle acque, eliminando criticità derivanti dall’abbandono dell’attività agricola. La cantina sociale potrebbe coordinarsi, così come per la viticoltura, con la produzione dei comuni limitrofi, Carrara ed in particolare Montignoso, del quale l’amministrazione ha in previsione la realizzazione di un frantoio “comune”. Il protocollo di produzione anche in questo caso porterebbe ad un innalzamento della qualità del prodotto con riflessi promettenti sulla diffusione commerciale e sui consumi locali.

Gli altri settori quali la coltura degli agrumi, la produzione del miele, di cui vantiamo anche la dop, ma anche i derivati della castagna , sono certamente ambiti produttivi che si interfacciano con il suolo, agendo come azione di salvaguardia e monitoraggio continuo.

La montagna in particolare ha necessità di diversificare attraverso anche il recupero dei borghi e dei nuclei sparsi, l’albergo diffuso e l’attività turistica potrebbero di fatto integrare l’attività agricola pastorale, anche attraverso una rotazione della forza lavoro impiegata, aprendo pertanto una esperienza lavorativa e professionale ampia e qualificante.

La stessa piana massese, in gran parte abbandonata dai proprietari terrieri, attraverso l’azione coordinata dalla Cantina sociale, potrebbe non solo riportare un prodotto nostrale sui banchi dei mercato, non solo attivare un protocollo di produzione ciclica e diversificata, ma anche un monitoraggio ed una manutenzione dei sistema dei fossi e canali, in parte irrigui che allo stato attuale costituiscono una pesante criticità.

Senza una azione coordinata, senza una regia , senza un idea, diventa complicato pensare ad un rilancio economico, alla salvaguardia del territorio, ad una azione in fondo che abbia una prospettiva evolutiva partendo dal dato reale ovvero la attuale situazione economico ed ambientale . La cantina sociale potrebbe assumere inizialmente la funzione di ammortizzatore sociale per poi attivare quelle risorse che permetterebbero una autonomia economica indipendente dagli aiuti pubblici. La cantina sociale di fatto potrebbe accedere anche a quelle risorse “europee”, fondi e finanziamenti che troverebbero un interlocutore presente sul territorio e garante dell’interesse generale.

Qualità della produzione, qualità dell’ambiente del paesaggio, del territorio , qualità nei consumi, premettendo che il consumo da privilegiare dovrebbe essere quello interno, (qualità a portata di tutti) attraverso una diffusione capillare operata dal commercio capillare di vicinato, qualità del lavoro e qualità sociale in sintesi qualità della vita dei cittadini.

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Zona industriale

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La mappatura delle criticità e risorse anche in questo caso di fatto può attivare un progetto che faccia interagire i due fattori, là dove l’ambiente soffre la presenza di strutture particolarmente incidenti sulla qualità della vita, occorre non consentire repliche di impianti diffusi al di fuori del perimetro individuato dal Consorzio Zona, repliche che devono interessare anche territori limitrofi, ovviamente non solo Carrara ma anche Montignoso ed oltre, ovvero occorre una regia da parte dell’organo regionale che impedisca occupazione di suolo ai fini produttivi per quegli impegni che possano essere assunti da strutture già esistenti, consentendo in al senso una riconversione là dove possibile. Il compito della Regione è decisamente strategico ma necessita di una preliminare azione a livello Comunale che permetta una concentrazione territoriale delle attività; ciò permetterebbe anche di poter ottimizzare le azioni di monitoraggio e controllo delle stesse attività e di concentrare risorse per a mitigazione degli effetti “nocivi” possibili. La concentrazione delle risorse ai fini ambientali delle singole attività, significherebbe una azione coordinata ed un progetto complessivo, non parzializzato tale da garantire un minore impatto ambientale delle stesse attività .

Significherebbe favorire anche una mobilità della manodopera ,in controtendenza alla attuale migrazione di impianti e capitali. Benchè la ricerca di manodopera a bassissimo costo di fatto abbia determinato e determini un diffuso e progressivo calo produttivo, la interazione tra produzione e risorse del territorio antropizzato, può mantenere una propria sostenibilità attraverso un coordinamento a scala territoriale ampia, non solo regionale, ma nazionale ed europea. In sintesi ogni territorio deve mappare le sue criticità e le sue potenziali risorse antropiche e naturali, proponendosi in un progetto e in uno scenario dove l’interazione, l’equilibrio sociale e ambientale, ma non la competitività, possano confluire in una evoluzione di questo momento storico; è arrivato il momento di capire, di comprendere che non è più l’interesse particolare ma l’interesse generale il motore di ogni possibile azione comune .

Tutto questo dovrebbe appartenere ad una scala territoriale talmente ampia da dover superare i confini nazionali ed oltre, ma il seme parte da un piccolo orto che necessariamente deve essere esperimento e maturare quella esperienza e quella memoria propositiva e, usando un termine limite, “contagiosa”.

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Conclusione

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Quello che mi rammarica è che spesso cerchiamo di convincere chi sta intorno a noi, sulla visione di uno scenario possibile, ma altrettanto spesso ci ritroviamo ad un confronto in una babele politica e sociale che soffoca anche il più semplice entusiasmo.

Ma cosa fa la politica,  quale ruolo, in sintesi cosa è fare politica? Credo che fare politica sia l’essere capace di prospettare scenari evolutivi della struttura sociale, del suo manifestarsi , attraverso una attività di lettura, analisi e regia delle diverse azioni materiali ed intellettuali, delle risorse naturali, artificiali, economiche culturali, ovvero antropiche e non; scenari che rispondono ad una condizione o principio etico che di fatto è lo spermatozoo della formazione e della sensibilità del politico.

Mi aspetterei dunque una discussione su prospettive evolutive e piani di regia, un confronto tra idee strutturate almeno ad una mitigazione delle criticità sociali tanto evidenti e drammatiche in questo momento storico di scivolamento in una condizione inedita ed ai più incognita.

La mia prospettiva è quella di un primo passo da compiere, il nostro territorio sta aspettando che noi, si proprio noi, si possa essere in grado di percorrere un sentiero diverso da quello a senso unico intrapreso fino ad oggi.

Arch. Roberto Del Sarto

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