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IL GIORNO DELLA MEMORIA: Shoah –שואה

27 gennaio 2013

IL GIORNO DELLA MEMORIA: Shoah שואה 

Shoah, voce biblica che significa  desolazione,  catastrofe,  disastro.


La Repubblica italiana, con la Legge 20 luglio 2000 n. 241, esattamente 55 anni dopo che l’Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz,  scoprendone le atrocità, ha istituito il “Giorno della Memoria”, il 27 gennaio,  in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi di sterminio. Sorprende la tardiva ufficialità della celebrazione della Shoah in Italia, come sorprendono  gli anni necessari perché anche in altre Nazioni  venisse riconosciuta tale celebrazione,  soprattutto sconcerta che anche l’ONU, abbia impiegato 60 anni per farlo con la risoluzione 60/7 dell’ 1 novembre 2005. Già questi dati, sebbene si sia poi arrivati ad un importante riconoscimento, dovrebbero far riflettere e destare qualche preoccupazione per la superficialità e il distacco con cui spesso vengono affrontati certi argomenti.

Io, ebreo di nascita e di fatto  ho inciso nella memoria, anzi nel DNA, la Shoah e il ricordare non si limita ad una volta all’anno, ma è una presenza costante, quotidiana.
La Shoah rappresenta il culmine della violenza di un popolo meticolosamente organizzato per imporre il proprio dominio e la propria supremazia come “razza ariana pura” su un altro popolo, ingannevolmente e pregiudizialmente trasformato in qualcosa di pericoloso, tanto da ricercarne l’annientamento attraverso una programmata, perversa e criminale carneficina di massa. Malgrado nulla, in tutta la storia dell’umanità, possa trovare paragone ad un simile genocidio, per me la Shoah significa qualcosa di più vasto, qualcosa che risulta anche difficile da descrivere, tante sono le sue più ampie e ramificate e spesso anche non immediate implicazioni e significazioni.
In onore delle vittime inermi  di altre inaccettabili stragi per mano dei nazifascisti e di uomini spregevoli e indegni, di cui la storia è purtroppo drammaticamente e periodicamente segnata, voglio ricordare anche il Porrajmos degli zingari, l’Olocausto degli omosessuali, degli armeni, di tutte le minoranze etniche o religiose, dei deboli, di tutte le popolazioni che hanno subito uno sterminio, anzi l’orrore dell’annientamento.
La memoria della Shoah è anche un monito rivolto all’intera umanità perché tali  mortificazioni della vita non vengano dimenticate,  lasciando spazio e condizioni al ripetersi di simili drammatici eventi ed orrori compiuti; è anche, attraverso il ripercorrere lo strazio che ne è derivato, un invito a tenere sempre alta l’attenzione, a vigilare, a denunciare ogni prevaricazione, ogni attentato alla vita.
Purtroppo il ricordo della Shoah non basta a tutelare il diritto all’esistenza, e assistiamo ancora oggi, in forme diverse o anche drammaticamente simili,  mascherate e subdole,  a continui, parcellizzati, olocausti che rappresentano  una perversa  ed inaccettabile azione di annientamento di esseri viventi.
Vorrei  dunque che nel Giorno della Memoria, perché sia memoria viva nella coscienza collettiva, non solo ricordare la Shoah, ma anche condividere altre mie preoccupazioni  e il malessere che ne deriva, ogni volta, e ormai quasi quotidianamente, che mi giungono notizie  di atti delittuosi , di omicidi, di violenze contro donne, bambini e uomini, di attentati, di stragi compiute dagli uomini ai danni di altri uomini, ma anche di altri esseri viventi, deboli ed indifesi; ogni volta che mi si parano davanti agli occhi immagini cruente e occhi atterriti; ogni volta che la sofferenza  mi si manifesta in tutta la sua dolorosa impotenza.
Vorrei anche condividere le mie preoccupazioni per la devastazione ambientale che la “civiltà” sembra ignorare, non opponendosi  come dovrebbe, incurante ed, evidentemente, non pienamente consapevole delle stragi che ha già determinato.
Vorrei  condividere il mio allarmismo di fronte alla prevaricazione su tutto degli interessi  economici e speculativi mondiali che cinicamente determinano sempre più divario, disuguaglianze ed emarginazione di gran parte delle popolazioni della Terra, la loro povertà, la loro fame e la loro morte.
Onorare il Giorno della Memoria deve diventare quotidiana consapevolezza che tutte le forme di distruzione e di annientamento, e  l’indifferenza, la noncuranza, la superiorità, il cinismo di fronte ad esse, offendono la lezione impartita dalla Shoah.
Shalom.

Edgar Alhadeff

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6 commenti leave one →
  1. patrizia permalink
    27 gennaio 2013 15:54

    grazie per queste parole Edgar ! dovremmo tutti fermarci a riflettere più spesso su quali e quante atocità l’essere “umano ” riesce a perpetrare nei confronti di creature considerate inferiori : la parola più importante del nostro vocabolario dovrebbe essere , se non AMORE , almeno RISPETTO per tutte le forme di vita e per l’ambiente .

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  2. Idalgo permalink
    27 gennaio 2013 16:13

    Il silenzio e la riflessione sono le uniche voci che possono raccontare il mio stato d’animo di fronte a tale spietatezza senza senso che una generazione umana abbia potuto commettere nei confronti di propri fratelli. Credo che non esistano parole appropriate che possano minimamente testimoniare il mio stato d’animo di fronte a simili prese di posizione. Soltanto il silenzio, la riflessione ed ancor più l’immedesimazione nella realtà dei fatti, secondo il mio punto di vista, riescono a far capire, con la concentrazione spirituale dovuta, il vero stato d’animo di famiglie divise dal dolore e nel dolore stesso.

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  3. Valter permalink
    27 gennaio 2013 20:20

    Grandi parole che devono scolpirsi nella nostra mente e nei nostri cuori; il fascismo ed il nazismo non sono alieni ma mostri generati dalle nostre viscere. Onorare la memoria della Shoah vuol dire non perdonare mai.

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  4. Giampaolo Papalini permalink
    27 gennaio 2013 20:41

    Anche io vorrei ringraziare Edgar per quello che ha scritto, ogni mia ulteriore parola mi sembrerebbe di troppo.

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  5. 27 gennaio 2013 21:16

    Grazie Edgar. Io sono certa che ognuno abbia in sè il germe della malvagità, poi c’è chi, per coraggio, volontà o educazione, decide di non nutrire questa potenziale bestia e riesce a tenerla sopita anche per un’intera vita, ma c’è invece chi, in mancanza di altre ricchezze, per volontà o educazione, la cresce, la potenzia e la usa. La mia paura è che siano sempre più numerose le bestie rispetto ai sopiti.

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  6. Luca bianchi permalink
    27 gennaio 2013 23:26

    Parole molto toccanti , grazie

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