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E allora Kabul, qui, non è così lontana #alluvione #Massa

19 novembre 2012

La parola al cittadino

Riccardo Ricciardi

Il giorno dopo era come se nulla fosse successo. I telegiornali parlavano di disastro ma tutto era come in una domenica di novembre che stancamente si consumava tra le partite di calcio ed un ricordo di pioggia nell’aria. Non c’è nulla di diverso sulla statale Aurelia: qualche pozzanghera, famiglie in tuta al parcheggio del McDonald. Poi, pian piano, strisce di terra lungo i marciapiedi, foglie e detriti che si abbracciano dopo essere stati sbattuti lontano nella notte di tempesta.
La radio suona canzoni anni ’80 mentre svolto nella viuzza di Romagnano.
Ma ancora nulla, solo un odore di fango nell’aria, odore dolce e nauseante. Poi la curva.
Quella curva. Come aprire gli occhi sul mondo, veloce come uno sbattere di pupille, un’unica parola dentro la mente: guerra. Eccomi in un’Italia lontana, quella dei miei nonni, quella in bianco e nero, quella dei libri di storia e degli attimi raccolti da fotografie antiche.
Vecchi mobili che ospitavano tazzine di caffè, macchinine a pedali, salvagenti, cornici, sci, poltrone, sedie di vimini, scarpe da calcio, tacchetti, tappeti, musicassette e libri di geografia per bambini. Perché tutti i garage sono uguali, tutti sono cimiteri di ricordi che non si vogliono buttare per rivivere, per pochi attimi, momenti di un tempo che mai più tornerà. Eccoli i nostri ricordi.
Sul cemento, mescolati alla terra e all’acqua, tra le foglie e i rami. La nostra memoria di legno e plastica che se ne va. Poi gli occhi.
Gli occhi di una donna, casalinga borghese lavoratrice e pasciuta, con la fatica e la paura scavata sotto l’iride. Stivali troppo grandi per i suoi piedi e vanga troppo pesante per la sua mano. Con dolcezza e fatica chiede a rasta squatter pieni di piercing e felpe fruitoftheloom bucate e lise, un aiuto. Ieri avrebbe avuto paura ad incontrarli per strada. Oggi lavorano insieme. Ed insieme sorridono. Ogni tanto ricordano chi sono e provano diffidenza l’uno dell’altro ma poi un grumo di fango li riporta lì. E la diffidenza diventa vergogna di essere diffidente. Oggi non c’è polvere in giro, appesantita dall’umidità.
Oggi c’è un silenzio cordiale per strada. Solo il rumore delle api piaggio cariche di ragazzini che oggi non hanno negli occhi il sogno di una tv ma solamente la consapevolezza e la paura. Basta una sera per avere quel velo di dolore e spavento sul viso che vediamo in quelle vecchie foto di devastazioni, negli articoli inviati da Kabul. No forse troppo. Forse no. Forse Kabul è ancora lontana. Ma i buonasera e come stai li senti. Finalmente la gente si saluta. Ieri no. Oggi basta un kway e un paio di stivali di gomma per sentirti unito a colui che incrocia la tua strada. Sorridi.
Poi c’è sempre chi ti chiede come stai per dirti, in realtà, come sta lui ma va bene così. Solo parole. Nessuna musica di autoradio, nessuna tv per casa. Solo voci e rumore di lavoro.
Poi risali con nessuna voglia di fotografare perché ti sembra di violare l’intimo dolore di una casa sporcata da dio. Guardi e cammini. E sotto di te senti l’urlo della terra che è voluta ritornare alla terra. Molecole di terra che gridano e ci ricordano quanto loro sono state alluvionate di cemento. Ogni anno, ogni mese, ogni giorno. E hanno solo voluto pareggiare i conti.
Ma tu cammini e sai che appartieni alla razza umana e con lei condividi l’esistenza. E vorresti rispondere alla terra ma non hai alcune parole. Solo silenzio. Poi vedi una vigna crollata sotto il peso di sé stessa e senti in bocca il sapore di quel vino che nessuno berrà mai più. Ma cammini sempre. E vedi poi che non ci sono solo garage, templi di anticaglie. C’è il presente della gente per strada, non antichi sussidiari ma i piatti ancora sporchi del cibo della sera prima. Il sugo mescolato al fango. E allora passa tutto. E allora Kabul, qui, non è così lontana. Neanche vicina. Perché il caso, la fortuna, il capriccio del destino non ci ha fatto fabbricare bare, questa volta. Ma il flebile urlo del “non sarà più come prima” fischia tra le foglie stremate dall’acqua. E ti vergogni di avere ancora un servizio di piatti in casa. Ti vergogni e ringrazi il cielo, poi lo maledici, poi lo ringrazi di nuovo. Poi ti rimane solo un’emozione. Una sola, leggera come una ciocca di capelli. E non sai definirla. Sai che c’è una goccia di tristezza, una di orgoglio per la razza umana che si aiuta, una di rabbia per la razza umana che si devasta, una d’impotenza, una di colpa, una d’amore per la tua terra e mille mille altre ancora. Tutto dentro, tutto che ti sale negli occhi e diventa un’unica timida lacrima che ti sgorga dagli occhi, senza che nemmeno te ne accorgi. E scende sul viso. E cade a terra. La vedi sul fango, la tua lacrima. E capisci quell’emozione che diventa ragione. Perché vedi che noi siamo acqua e che ritorneremo alla terra. Noi saremo terra. Noi siamo terra. E allora ti viene d’abbracciarla questa terra e chiederle scusa, perché sai che è parte di te.

“La Parola al cittadino” è uno spazio libero messo a disposizione dei cittadini dal Blog

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7 commenti leave one →
  1. mimmo permalink
    20 novembre 2012 01:37

    grande Ricky! Hai toccato tutti i punti. La “penna” come spada e soprattutto il cuore…

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  2. Alessandra permalink
    20 novembre 2012 09:12

    Complimenti per gli articoli del vostro blog! Che differenza con lo starnazzare delle formazioni politiche che hanno affollato i giornali negli ultimi giorni. Lo scaricabarile e l’urlare contro, tipici di chi non ha argomenti. Qui ci sono i cittadini e si sente, ce la potete fare, anzi ce la possiamo fare!

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  3. Miles Gloriosus permalink
    22 novembre 2012 21:41

    E’ una bella prosa ed è interessante vedere come eventi tragici possano rimuovere quella patina di indifferenza che ci isola e stordisce nel vivere quotidiano. Lo spazio del blog è una carta bianca su cui ognuno può scrivere quel che sente e quel che vuole. Mi piacerebbe leggere anche sul blog di “politica”, quella che trovo negli editoriali di Grillo ma che riguardano le problematiche nazionali.Condivisibili molte, accettabili altre, discutibili alcune ma comunque oggetto di un dibattito che nel blog latita da prima dell’alluvione. Qualcuno teme di passare per lo stereotipo del “grillino contras” per definizione? Ho saputo che ci è stato un consiglio comunale sulle iniziative da prendere per gli alluvionati ma nessuno ne ha dato notizia. Il nostro consiglio non trasmette in diretta le attività che fanno o dicono di fare in favore dei cittadini. E’un punto del nostro programma. Una protesta organizzata non sarebbe stata opportuna? Non lo sarà in futuro? La stampa ci ignora o siamo noi ad ignorare la stampa?

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  4. Luca bianchi permalink
    23 novembre 2012 10:50

    Sul consiglio comunale di giovedì c’era un evento pubblicato su Facebook,quindi chi ha potuto suppongo sia andato.

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    • Valter permalink
      23 novembre 2012 13:59

      Non credo che informazioni del genere debbano correre solo su fb e comunque il problema era andare organizzati non singolarmente….

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  5. fagnini angelo gian marco permalink
    23 novembre 2012 11:57

    mi piacerebbe che chi commenta usasse il suo vero nome, i consigli di massa sono trasmessi dalla tv locale da svariati anni, a montignoso abbiamo fatto richiesta di trasmettere i consigli comunali ma è stata respinta ben due volte, stamani sul tirreno vi è un’articolo in merito alla mancata trasparenza del comune di montignoso, la stampa certo non ci ama ma a volte ci pubblica almeno ultimamente, sulla nostra lotta contro la discarica sono usciti svariati articoli , l’attivismo assieme alle attività consigliari portano via molto tempo si vorrebbe fare di più ma a volte non si riesce ,

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    • Miles Gloriosus permalink
      23 novembre 2012 15:53

      Mi chiamo Valter Mattarocci e frequento M5S di Massa. Forse ti sfugge il fatto che da molto tempo i consigli comunali di Massa non sono più trasmessi per mancanza di tv locali e di certo il Comune non trova altri modi per diffondere l’operato della giunta. Nulla quaestio circa Montignoso, è deprecabile e vergognoso che non operi questa doverosa pubblicità. Sarà anche vero che la stampa non ci ama, ma a Massa credo ci sia una reciproca indifferenza….

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