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Una lezione impartita alla politica che scappa #alluvione #Massa

18 novembre 2012

La parola al cittadino

Cristina Piccinini

L’alluvione che si è abbattuta sulla nostra città nella notte tra sabato e domenica scorsi ha colpito duramente tutti noi.
Le parole possono solo sfiorare la descrizione di un disastro che parla attraverso l’odore del fango, il color dell’ocra che ha uniformato un paesaggio, i cumuli di pietre e macerie, le cataste di auto distrutte, di mobili a pezzi, i ricordi di una vita che galleggiano nelle cantine ancora allagate, e gli occhi, gli sguardi di chi vede, di chi vive, di chi ricorda ancora l’attimo prima, la paura, la devastazione, il caos e poi il silenzio, irreale, che impregnava l’aria, confuso nelle lacrime di chi si vedeva portato via tutto.
Non è possibile immaginare le sensazioni che accompagnano certi accadimenti, vanno vissute, vanno sentite tatuarsi sulla pelle, come cicatrici che non andranno mai via.
E ci si guarda intorno con un senso di smarrimento doloroso perché non si sa cosa fare, non si sa ancora cosa esattamente sia successo, quante e quali cose sono andate perdute, da che parte iniziare.
Si ha disperatamente bisogno di aiuto.
Come sempre accade di fronte a queste tragedie è la gente a rimboccarsi le maniche, a darsi da fare con ogni energia possibile per aiutarsi ed aiutare, per risollevarsi insieme.
E dalla gioventù della nostra città è arrivato l’esempio più significativo.
I ragazzi si sono radunati numerosi e con gli stivali e la pala in mano si sono messi al servizio di tutte le tante persone che non sapevano cosa fare, abbandonate nella melma.
Li chiamano Angeli del fango, ma sono studenti, non differenziabili tra loro per la resa scolastica, ma uniformati dalla volontà di fare, di spalare senza sosta, di insistere anche di fronte alla fatica, di non lasciare soli quei tanti anziani spaventati che attendevano una parola, un gesto di solidarietà e il calore di un sorriso sincero, partecipe, affettuoso.
Sporchi e stanchi sono rientrati nelle loro case alla sera con già in testa la determinazione di tornare il giorno dopo nelle zone più colpite, finchè tutto non sarà a posto.
I nostri ragazzi, la freschezza del futuro, le speranze nel domani, spesso squalificati perché distratti, perché disobbedienti, perché apparentemente un po’ distaccati dai valori importanti, dai principi che i genitori cercano di trasmettere ogni giorno, accompagnandoli nel loro acerbo cammino di vita.
Ragazzi che hanno lasciato vuoto il banco di scuola per scendere in strada pronti ad essere presenti dove c’era bisogno di loro, ad essere un esercito su cui si poteva contare, instancabili, meravigliosi.
E questa volta non devono certo prendere lezioni da nessuno, ma anzi ne impartiscono una, e ben significativa.
Una lezione di coraggio, di presenza, di determinazione.
Una lezione per le istituzioni assenti, che non erano al loro fianco a spalare il fango, che non erano tra i cittadini a capire la gravità dei danni.
Istituzioni distanti anche in questo caso, non disponibili nemmeno al dialogo con i cittadini, timorosi al confronto diretto, che non hanno il coraggio di ammettere di aver sbagliato, ma cercano solo di  svicolare, di dare le colpe a chiunque, a qualsiasi cosa, pur di sollevarsi da ogni responsabilità.
I discorsi sono i soliti, sono un disco che viene suonato ad ogni circostanza utile: non ci sono risorse, questo andrebbe fatto, ma non si può fare, gli eventi non erano prevedibili, noi abbiamo fatto tutto il possibile….faremo questo…., faremo quello….
Balle!
Dovrebbero imparare a rispettare la gente, questi signori, dovrebbero imparare il senso del dovere, il significato della parola “prevenzione”, dell’importanza prioritaria dell’incolumità pubblica, la solidarietà, la capacità di ascolto, la condivisione reale di ciò che affligge i cittadini che dovrebbero tutelare, dovrebbero essere presenti, sul campo, infangarsi fino al collo e tornare a casa distrutti, ma con nel cuore la certezza di essere stati concretamente di aiuto.
Poi tornare alla scrivania e prendere consapevolezza degli errori fatti, con umiltà, con serietà.
Per imparare c’è sempre tempo, non è mai tardi e i docenti non mancano, sono tutti questi nostri ragazzi che rappresentano oggi il meglio di questa città, che sono il nostro orgoglio, la nostra forza, la nostra convinzione che i principi, dimenticati da molti, in loro vivono come la luce della speranza.
La speranza che il domani, anche grazie a loro, potrà essere migliore.

“La Parola al cittadino” è uno spazio libero messo a disposizione dei cittadini dal Blog

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5 commenti leave one →
  1. David lucii permalink
    19 novembre 2012 09:18

    ..sabato eravamo al Casone insieme a tantissimi ragazzi di tutte le età’, tutti impegnati a dare una mano senza risparmiarsi e senza chiedere niente indietro. Una signora a cui abbiamo svuotato la cantina ci ha detto che i vigili del fuoco arrivati da Piacenza due giorni prima non hanno potuto fare niente perche’ non avevano la prolunga. Voleva darci per forza 190 euro che abbiamo rifiutato spiegando gli che i cittadini devono cominciare a pensare diversamente e capire che solo aiutandoci l’un l’altro senza un secondo fine possiamo andare avanti. Al nostro reiterato rifiuto la signora ci ha detto un po’ impaurita: ma allora vuol dire che poi il Comune mi manda il conto da pagare…Siamo arrivati a questo punto di sfiducia. Al ritorno incontro una persona che avevo visto all’andata, ci scambiamo opinioni sul disastro, mi dice che è’ un tecnico urbanista, redige i piani urbanistici per i Comuni e che i nostri amministratori l’unica cosa che gli chiedono e’ di poter costruire sempre di più’….ci lasciamo con la sua delusione verso questa politica…speriamo che sia sincero perché’ li’ al Casone non ce’ più’ un campo che non sia costruito….

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  2. David lucii permalink
    19 novembre 2012 09:19

    Ops 10 euro non 190 🙂

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  3. Chiara permalink
    19 novembre 2012 18:44

    ‎”La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio…
    Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.”
    Pablo Neruda

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  4. 19 novembre 2012 22:15

    Ragazzi, quest’universo!

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  5. Idalgo permalink
    20 novembre 2012 08:09

    Attenzione! Questa politica continua a sbagliare sugli errori, perché non solo non ha saputo (o voluto) prevenire gli eventi, non solo ha snobbato gli interventi, non solo continua a distribuire colpe a destra e manca, ma sta commettendo un altro enorme errore: quello di lasciare a tutti coloro che hanno subito il danno di rimediare e provvedere “fai da te” ad un eventuale futuro disastro. Ho potuto constatare personalmente che già dalla giornata di ieri, con la vendita di alcuni tipi di materiali, richieste varie di altre tipologie di elementi etc, etc, ognuno sta pensando da solo il modo, magari più economico, ma senz’altro non sempre consono, per prevenire altre catastrofi. Ognuno cerca di proteggere il proprio orticello, ma involontariamente mette a rischio altre persone. I materiali per evitare altri disastri non sono certamente i “cerottini”….. occorrono rotoli e rotoli di bende, fiumi di anestesia e chilometri di garza….. e se i soldi non ci sono, cari amministratori, vanno trovati…. ci si “fruga anche in tasca”!!! Sarebbe ora di smetterla di essere un paese accattone, mendicante e saturo di numeri telefonici per chiedere sempre elemosine e stracci di vario tipo da offrire alla povera gente per tamponare errori prodotti, causati, voluti e non riparati, soltanto per proteggere e difendere la comoda poltrona.

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