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Un grido di AIUTO!!!

23 settembre 2012

Tolgono le ore di sostegno a mio figlio: aiutateci

Il racconto di Luca: il piccolo Matteo è diventato disabile dopo un incidente

I giorni che ti cambiano la vita ti rimangono impressi nella mente e non si cancellano più. Luca G. ricorda alla perfezione quando il suo piccolo Matteo, che allora aveva appena tre anni, fu investito da un’automobile guidata da un medico in pensione: era il 24 agosto del 2008. Erano a Capoliveri per passare una vacanza, invece per il bimbo è iniziato un calvario senza fine. Prima il coma farmacologico, poi i problemi neurologici e il bisogno di un insegnante di sostegno perché Luca fa fatica a parlare e si assenta per ore. L’anno scorso aveva un docente tutto per sé per 12 ore alla settimana, oggi quel tempo si è ridotto a 8 ore. Un sopruso: tanto da fare dire basta ai genitori del minore che in questi giorni sta per iniziare la seconda elementare. «Mio figlio deve essere aiutato non lo dico io, ma lo sostengono i medici dell’Asl. Se gli tolgono quattro ore di sostegno gli impediscono di crescere insieme ai suoi compagni, gli negano perfino l’illusione di essere come gli altri».

La mamma del bambino è maestra e sa come funziona questa prima fase di apprendimento: «È ovvio che la seconda elementare è più difficile della prima, ma evidentemente non tengono conto di queste cose le scuole quando prendono le decisioni». Il padre è operatore sociosanitario: «Nella sfortuna siamo stati fortunati, ma nessuno ci ha dato una mano. Abbiamo fatto tutto con le nostre forze. L’assicurazione ci voleva dare un risarcimento di quattromila euro per le spese mediche sostenute, non ci volevano riconoscere il danno che ha subito Matteo. Non abbiamo accettato quella somma. Ma sono passati quattro anni e il perito del tribunale di Livorno non ha ancora visitato mio figlio, non so quando finirà questa storia». A tutelare il piccolo e i suoi genitori (che hanno anche altri due figli più piccoli) è l’avvocato Alessandro Barsotti. Sarà lui il legale di questa nuova battaglia che l’uomo si appresta a vincere per il bene di Matteo: «Ci sono sentenze dei tribunali amministrativi e di quelli ordinari che ci danno ragione: non si possono tagliare le ore di sostegno. Noi vogliamo soltanto che ci vengano riconosciuti i nostri diritti».

In questi giorni Luca le sta provando tutte per convincere i responsabili della scuola di Matteo a cambiare idea, ma nonostante tutti gli diano ragione non cambia nulla: «Ho già dovuto spostarlo di istituto perché aveva avuto dei problemi con una insegnante, ora mi trovo questa tegola. Non capisco il perché di questo accanimento. Il mio piccolo è stato venti giorni in coma e quando si è risvegliato per me è stato come rinascere. Lui piangeva e anche io piangevo. Poi la scoperta che non parlava più come prima. Un dramma vero, ma se hanno intenzione di togliergli il sostegno allora vuol dire che nessuno si prende più cura di chi ha una disabilità»

3898442031 numero per contatti- Galletti Luca

Aggiornamento -felice- del 25/09/2012: http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2012/09/25/news/matteo-vince-la-sua-battaglia-dodici-ore-di-sostegno-1.5748575

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3 commenti leave one →
  1. paolo permalink
    23 settembre 2012 17:10

    Hanno fatto finta di capire, di essere disponibili a cambiare. Gianni Letta in persona aveva dichiarato che sarebbe stato il portavoce dei diritti delle persone disabili. Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Azzollini, aveva promesso che un emendamento avrebbe fatto piazza pulita dell’innalzamento dal 74 all’85 per cento del limite minimo per accedere all’assegno di invalidità. E invece hanno iniziato quel sistematico e preordinato disegno di macelleria sociale che viene da lontano, che viene dalle parole del ministro Tremonti, delle quali ho ampiamente scritto in questo blog.
    Nel sito Handylex.org i dettagli e il testo dell’emendamento presentato dal Governo. Ve ne consiglio la lettura con molta calma e attenzione. In sintesi estrema sono due gli aspetti vergognosi: il limite viene comunque alzato all’85 per cento. Unica eccezione per le disabilità con invalidità al 75 per cento, certificata per una patologia unica, come, ad esempio, le persone con sindrome di Down. Tutti gli altri, se hanno una certificazione inferiore all’85 per cento, ma frutto della somma di più patologie invalidanti, il che avviene ad esempio quasi sempre per le persone anziane, o con patologie di origine psichiatrica, perdono il diritto all’assegno di invalidità di 256 euro. Lo perdono e basta. Gli verranno negati quei quattro soldi, per fare cassa.
    Ma non basta: ora si mette mano anche all’indennità di accompagnamento, quella di 480 euro mensili, che viene assegnata a tutte le persone disabili al cento per cento, anche quando non percepiscono pensione. Potranno mantenerla solo“i cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità permanente di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, o, non essendo in grado di compiere il complesso degli atti elementari della vita, abbisognano di una assistenza continuativa”.
    Sapete che cosa significa questa norma vergognosa? Che si comincia a creare divisione tra paraplegici e tetraplegici, fra anziani che a fatica cercano di conservare un minimo di autonomia negli spostamenti e anziani che sono permanentemente a letto. Significa che si daranno questi 480 euro al mese solo a persone in stato di assoluta gravità. Gli altri, ossia tutti quei disabili che si muovono in carrozzina, che mantengono almeno in parte una certa autonomia personale, ma che ovviamente non sono totalmente autosufficienti, tanto che hanno comunque diritto alla certificazione di invalidità al cento per cento, si vedranno sottratta questa indennità, l’unica vera misura di sostegno alla vita indipendente e all’autonomia nel nostro Paese.
    Nemmeno la Thatcher è mai arrivata a tanto. In Gran Bretagna il welfare per i disabili è sempre stato salvaguardato, anche nei momenti più bui. In Germania, in Francia, in Spagna, in Svezia, non si sognerebbero neppure di intaccare diritti consolidati, che negli ultimi trent’anni hanno garantito, sia pure in modo insoddisfacente, un crescente livello di autonomia delle persone disabili. Questo governo ci sta riuscendo. Metterà la fiducia alla sua manovra, impedirà gli emendamenti migliorativi, raggiungerà questo primato davvero invidiabile, di essere riuscito là dove nessuno aveva osato.
    Vergogna. Mi sento molto a disagio come cittadino, come persona disabile, come persona impegnata da tempo a fianco delle associazioni che in modo civile, pacato e serio hanno contribuito alla costruzione di leggi magari carenti dal punto di vista economico, ma comunque di volta in volta migliorative. Le associazioni hanno deciso di portare in piazza i disabili italiani il 7 luglio. Lo hanno deciso insieme Fish e Fand, ossia i due grandi raggruppamenti associativi, spesso divisi nel passato. Anche questo è un primato del governo Tremonti-Brunetta-Bossi.
    Provo a ragionare, per capire la ratio di queste misure. E trovo il senso se rovescio il barile. E’ stato raschiato il fondo. Il Governo non può garantire i trasferimenti alle Regioni per coprire le spese dei servizi sociali. Dunque trasforma l’indennità di accompagnamento nell’unica vera misura per i non autosufficienti. Così le Regioni potranno limitarsi ai servizi di routine e ospedalieri. I Lea non saranno mai resi noti, i livelli essenziali tornano nel libro dei sogni. Ecco perché ancora adesso i malati di Sla attendono le misure promesse da Fazio (che ora si è rifugiato nella scusa che i provvedimenti per i malati di sclerosi laterale amiotrofica sono fermi al ministero delle Finanze). Ecco perché si salvano, si fa per dire, solo le persone Down. Prima di tutto perché questa condizione familiare è vissuta direttamente da alcuni parlamentari della maggioranza, che dunque si sono sentiti toccati in prima persona. E poi perché erano visibilmente il segno della vergogna, avrebbero fatto indignare troppo l’opinione pubblica. Distinguere invece tra un vecchio traballante con un deambulatore, un tetraplegico che faticosamente è riuscito perfino a salire in macchina e a guidare, separandoli da chi vive in un letto e ha bisogno di badante e assistenza domiciliare continuativa, è operazione che si può fare, che può perfino essere capita dai bempensanti, che può essere presentata, da sepolcri imbiancati, come solidarietà ai più deboli.
    Per me, oggi, la misura è colma. Mi sembra di vivere un brutto sogno. Ma forse il risveglio è ancora peggiore.

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  2. silvia permalink
    23 settembre 2012 17:16

    LINK AMICI

    Precedente News »
    Mancato sostegno scolastico: il Tar dispone un’ondata di risarcimenti
    DA LUIGI SCARPIS, IL 14 07 2011
    Siamo alle solite: lo Stato prima taglia i diritti ai nostri ragazzi, poi paga il danno….insomma, darsi la zappa sui piedi..

    ————————————————————————————————————————————————

    CAGLIARI. Non più singole sentenze, legate a casi molto gravi, ma una vera e propria pioggia di risarcimenti da 3.500 euro ciascuno. Depositando oggi una ventina di sentenze molto simili, il Tar Sardegna sembra aver accolto il principio per cui i genitori dei bambini disabili hanno diritto al risarcimento dei danni perché la “diminuzione delle ore di sostegno subita ha provocato sulla personalità del minore, privato del supporto necessario a garantire la piena promozione dei bisogni di cura, di istruzione e di partecipazione a fasi di vita “normale”. È un effetto tsunami quello che in queste ore si registra nell’ufficio segreteria del Tar Sardegna, dove i giudici della prima sezione stanno sfornando e depositando le decisioni in merito ai risarcimenti chiesti dalle famiglie dei bambini che quest’anno avevano dovuto pagare il taglio del sostegno. Nei giorni scorsi era arrivata una decisione che sembrava essere un caso isolato, relativa ad un bambino cagliaritano affetto da una malattia piuttosto grave, che si era visto ridurre le ore di sostegno a scuola. Ora, in un colpo solo, i giudici della prima sezione del Tar hanno accolto una ventina di istanze di altrettante famiglie che hanno chiamato in causa Ministero dell’Università e Ufficio scolastico regionale.

    I ricorrenti all’inizio avevano chiesto di annullare il provvedimento che disponeva il numero ridotto di insegnanti di sostegno, poi hanno proposto anche istanza di risarcimento. Sotto accusa proprio i Continue reading Mancato sostegno scolastico: il Tar dispone un’ondata di risarcimenti

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  3. 25 settembre 2012 21:35

    Una buona notizia!
    http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2012/09/25/news/matteo-vince-la-sua-battaglia-dodici-ore-di-sostegno-1.5748575

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