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Il gratuito patrocinio: quando si può ricorrere all’avvocato a spese dello stato

18 aprile 2012

La parola al cittadino:

Dr.Massimiliano Paolicchi

Il diritto alla difesa è considerato dal nostro ordinamento giuridico un diritto universale, riconosciuto indipendentemente dalla nazionalità dell’interessato o dal reddito conseguito.

Per rendere effettivo questo principio, la legge italiana ha istituito il patrocinio a spese dello stato, che consente alle persone prive di risorse finanziarie sufficienti a pagarsi un avvocato, di usufruire ugualmetne dell’assistenza legale. Gli onorari e le spese che spettano al legale, saranno infatti liquidati dal giudice al termine del processo, e pagati dallo Stato.

Tale diritto è sancito dall’art. 24 della Costituzione il quale, oltre ad essere costituzionalmente riconosciuto, è anche costituzionalmente garantito a chi non dispone di mezzi sufficienti con il c.d. Gratuito patrocinio.

Tale istituto, disciplinato dal DPR 115/2002, consente a chi è privo di un reddito minimo ( oggi pari a 10.628,16 € ) ad essere difeso gratuitamente, e quindia farsi assistere e rappresentare in giudizio da un avvocato senza dover pagare le spese di difesa e le altre spese processuali, poichè queste vengono pagate dall stato o esentate con la prenotazione a debito.

Tale istituto è ammesso nel processo penale, nel processo civile, nel processo amminsitrativo, nel processo contabile, nel processo tributario e di volontaria giurisdizione ( anche nei processi per separazione e divorzio), così come negli altri procedimenti in cui sia prevista l’assistenza del difensore o del cosnulente tecnico.

Le uniche condizioni poste dalla legge per usufruire di tale beneficio, sono le seguenti:

Nel procedimento penale:

  • Cittadini italiani, comunitari, stranieri ed apolidi residenti nello Stato che ricoprano al veste di indagato, imputato, condannato, responsabile civile o civilmente obbligato all’ammenda, offeso dal reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, nonchè la vittima di un reato;

Nel processo civile:

  • i cittadini italiani e degli altri Stati appartenenti all’Unione Europea

  • Gli stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del verificarsi del fatto oggetto del processo da instaurare;

  • Il cittadino di stati non appartenenti all’Unione Europea ( extracomunitario ) che intende impugnare il provvedimento di espulsione o decisioni in ordine alla domanda di asilo, protezione o revoca di status di rifugiato ( art. 16 d. Lgs. 28 Gennaio 2008, n. 25 );

  • Gli apolidi ( ovvero chi non abbia alcuna cittadinanza );

  • Gli enti o associazione che non perseguano fini di lucro e non esercitino attività economica.

Chi presenta la domanda deve pertanto essere nelle seguenti posizioni:

REDDITO

L’ammissione è riservata a chi è considerato non abbiente al momento della presentazione della domanda, e qualora tale condizione permanga per tutta la durata del processo.

Se l’interessato vive solo, la somma dei suoi redditi non deve superare i 10.628,16 € ( il limite viene aggiornato ogni due anni).

Si considerano tutti i redditi imponibili ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche ( IRPEF) percepiti nell’ultimo anno, come lo stipendio del lavoratore dipendente, la pensione, il reddito da lavoro autonomo, nonchè i redditi esenti quali pensioni di guerra, indennità di accompagnamento, ecc…., o assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, così come le somme ricevute dal richiedente a titolo di liberalità ( gratuitamente), purchè siano a carattere continuativo da familiare non conviventi e da terzi.

Se l’interessato vive in famiglia, i suoi redditi si sommano a quelli del coniuge e degli altri familiari conviventi. Deve essere sommato anche il reddito dei conviventi non parenti (es.Convivene more uxorio ).

Al contrario, si considera solo il reddito personale dell’interesssato quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quellid egli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi ( es. Separazione o divorzio ).

NEL GIUDIZIO PENALE:

Il limite del reddito è aumentato di 1.032,91 € per ogni familiare convivente, ad esempio, se la famiglia è composta da 2 persone, il reddito totale non deve superare i 10628,16 + 1032,91 €; se la famiglia è composta da tre persone il reddito totale non deve superare i 10628,16 +1032,91+1032,91 € ecc…

Diversamente da quanto si crede, la proprietà della sola casa di abitazione non impedisce l’ammissione al gratuito patrocinio, o meglio, la casa non è inibitoria all’accesso al patrocinio a spese dello Stato, quando non vi siano redditi imponibili o comunque essi siano inferiori alla cifra sopra indicata, pur cumulando la rilevanza reddituale dell’immobiel medesimo.

Indipendentemente dai limiti di reddito, il recente decreto legge del 20 febbraio 2009, n. 11 ha previsto l’ammissione al gratuito patrocinio per la cosituzione di parte civile delle vittime dei reati di violenza sessuale, atti sessuali con minorennie violenza sessuale di gruppo ( artt. 609- bis, 609 quater e 609 octies del codice penale ). La vittima di tali fattispecie di reato avrà quindi accesso al patrocinio a spese dellos tato senza dover autocertificare il rispetto dei requisiti reddituali previsti dalla normativa generale ( non avrà quindi bisogno dia vere un reddito inferiore a € 10628,16 € ).

CHI E’ ESCLUSO

Non potra tuttavia essere ammesso al patrocinioa spese dello stato, nei giudizi penali:

  • chi è indagato, imputato o condannato per reati di evasione fiscale, ma solo quando si è indagati o imputati per il medesimo reato, e chi è difeso è un avvocato;

  • condannati con sentenza passata in giudicato per reati di mafia e per alcuni delitti in materia di stupefacenti e contrabbando;

Negli altri giudizi:

  • chi sostiene ragioni manifestatamente infondate e chi è parte in una causa per cessione di crediti e ragioni altrui, quando la cessione non sia in pagamento di crediti preesistenti;

LA SCELTA DEL DIFENSORE

La scelta dell’avvocato resta sempre al soggetto ammesso al patrocinio ( Il tuo avvocato lo scegli tu), ma si può nominare un solo difensore.

COSA SI DEVE PAGARE

Niente. Tutte le spese vengono pagate dallo stato, o sono prenotate a debito, e non si deve pagare l’avvocato o il consulente tecnico.

Ogni patto contrario è nullo.

Le dichiarazioni false od omissive e la mancata comunicazione degli aumenti di reddito sono punite con la pena della reclusione in carcere da 1 a 6 anni e 8 mesi di reclusione, con la multa da 309,877 a 1549,37 €, con la revoca dall’ammissione al patrocinio a spese dello stato con effetto retrattivo, oltre al pagamento a carico del richiedente di tutte le somme corrisposte.

One Comment leave one →
  1. daria permalink
    19 aprile 2012 12:58

    e bravi, l’informazione non fa mai male…..!!!

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