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Monti=Chance

14 marzo 2012

 

La parola al cittadino:

Massimo Michelucci

Monti mi ricorda per certi versi l’indimenticabile Chance, il candido giardiniere interpretato da Peter Sellers nel film Oltre il Giardino. Ed in ciò chiaramente mi è molto simpatico. Chance è un ingenuo che sa solo le cose che riguardano il giardino, quando muore il suo padrone finisce per essere scambiato per un economista, tutto perché lui risponde alle domande con riflessioni ovvie relative al suo lavoro. Così per esempio quando gli chiedono, considerandolo un grande tecnico dell’economia e della finanza, cosa ci sia da fare in quella fase, lui flemmatico ci pensa su un momento e risponde: “è inverno? vanno tagliati i rami secchi”. Chi lo ascolta annota ammirato: “Certo! tagliare l’obsoleto, le industrie che non vanno, giusto! grazie”. Così mi è piaciuto Monti quando ha detto, con sana ingenuità tecnica: “le Olimpiadi non si fanno, non ci abbiamo soldi; gli scontrini fiscali vanno emessi, lo prevede la legge; le tasse le devono pagare tutti è un dovere civico”.

Un po’ meno quando si è distaccato dalla ovvietà ed ha filosofato sulla monotonia del posto di lavoro fisso, dimenticando il piccolo particolare che non tutti si parte dallo stesso livello; o quando ha detto che il cambiamento dell’articolo 18 è tecnicamente basilare per la rinascita. Io, anch’io ingenuo, spero ancora nel Monti=Chance e quindi aspetto il momento in cui leggerà bene l’articolo 18 e di conseguenza dirà: “ma questo articolo riguarda il caso in cui è avvenuto un licenziamento che la legge ha sancito come ingiusto, è più che un diritto, anzi va allargato a tutti i lavoratori dipendenti”; oppure quando leggerà bene la Costituzione e candidamente dirà: “il razzismo è un reato”; o ancora e soprattutto quando sentenzierà come un oracolo: “la democrazia è partecipazione della comunità, ad iniziare da quelle di base, quindi bisogna tener conto di quello che dicono i valligiani” (e quel valligiani lo pronuncerà con l’accento di Sellers-Clouseau).

Comunque è del tecnico Monti, e non come me di Monti=Chance, che si sono innamorate tutte le nostre intelligenze politiche e intellettuali: da Casini, a Berlusconi, a Scalfari, e buon ultimo il giovane Veltroni, rinnegando la promessa fatta a suo tempo che sarebbe andato in Africa. È il segno inequivocabile per me che di intelligenze politiche proprio non ne abbiamo più assolutamente bisogno. Nella sua concretezza, proprio perché anche per lui vale un richiamo a Chance, mi è risultato simpatico il tanto vituperato e deriso Bersani che in un barlume di lucidità ha detto: “Come Monti politico? Mi ricordo che l’abbiamo messo lì per un problema grave e contingente, quello di superare la crisi, di evitare il baratro”. Da ciò presumo che Bersani una rosa nella sua vita l’abbia potata.

Ma ritorniamo a Monti=Chance.

Nella scena finale del film Sellers, inquadrato di spalle, si accosta ad un fiume e poi vi si inoltra camminando sull’acqua come un qualsiasi Gesù. Ad un certo punto immerge l’ombrellino e sembra avvedersi che effettivamente affonda, ma non se ne cura e prosegue il cammino. Diversi esegeti del film e di Sellers, e di Chance, hanno sviluppato svariegate interpretazioni. Io la vedo così: per Chance, che è candido come l’acqua, il fiume è una superficie, quindi è ovvio che sia calpestabile, la consistenza non conta. Sono infatti sicuro che se Chance salisse sulle cime e vedesse il mare di nuvole camminerebbe anche su quello, e se riuscisse a raggiungere la via lattea si farebbe un passeggiata anche lassù, dimostrandosi così superiore allo stesso Gesù.

Io naturalmente mi sono già rappresentato la stessa scena con protagonista Monti, con il suo loden e l’ombrellino in mano. Si accosta compito, con lo stesso passo di Change, alla riva, assaggia l’acqua e vede che l’ombrello affonda, dondola la testa, si gira verso il pubblico e scandisce: “Io non ho mai pensato né detto che il debito italiano si potrà mai pagare. Non mi chiamo mica Chance!” E se ne torna a casa.

Purtroppo! Posso solo aggiunge con grande rammarico io, che sono di quelli che credono che il welfare sia un investimento e non una spesa, e che la distinzione vera tra vecchi e nuovi politici avverrà un domani proprio su questo convincimento.

La Parola al cittadino è uno spazio libero messo a disposizione dei cittadini dal Blog

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