Skip to content

Quando la Tarsu diventa illegittima

10 marzo 2012

La parola al cittadino:

Massimiliano Paolicchi

 La presenza di un vuoto normativo, rischia di obbligare i Comuni al risarcimento di quanto percepito negli anni 2010, 2011 e 2012 per tale voce. E intanto la Giurisprudenza conferma l’illecita applicazione dell’IVA su tali tributi.

In queste poche righe ci occuperemo di una delle tante illegittimità di Stato: la richiesta di pagamento, per gli anni 2010 e seguenti della TARSU, nonchè dell’eventuale applicazione dell’IVA su tale importo, perpetrata da alcuni comuni.

L’articolo 49 del D. Lgs. 22/1997 ha stabilito la soppressione della TARSU a far data dal 31.12.2009. Questa tassa deve considerarsi sostituita dalla nuova TIA 2 – la quale a sua volta sostituisce la TIA 1 -, che rimane a tutt’oggi in attesa dei regolamenti attuativi per poter essere escussa, e che verrà quasi sicuramente sostituita, prima della sua entrata in vigore, dalla TARES.

Questa mancanza di chiarezza ha determinato non pochi problemi ai Comuni, che si sono visti contestare in molti casi l’impossibilità di richiedere il pagamento della tassa, in quanto essa non è più supportata da una precisa e tassativa normativa primaria.

La mancata adozione di una normativa primaria infatti è estremamente pericolosa, in quanto dovrebbe determinare la totale illegittimità degli atti di riscossione della TARSU adottati dal Comune. L’eventuale illegittimità, pur avendo natura esclusivamente formale, non può obbligare i contribuenti a versare l’entrata richiesta dal Comune a copertura dei costi sostenuti, senza una precisa disposizione legislativa, ai sensi e per gli effetti dell’art. 23 della Costituzione.

Tale articolo testualmente dispone infatti che “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge” ( c. d. Riserva di legge ).

In tal senso, non può certamente ritenersi costituzionalmente corretto l’ultimo intervento legislativo adottato con il D. Lgs. n. 23 del 14 marzo 2011 (in G. U. n. 67 del 23/03/2011) che all’art. 14, comma 7, testualmente dispone:”Sino alla revisione della disciplina relativa ai prelievi relativi alla gestione dei rifiuti solidi urbani, continuano ad applicarsi i regolamenti comunali adottati in base alla normativa concernente la tassa sui rifiuti solidi urbani e la tariffa di igiene ambientale. Resta ferma la possibilità per i Comuni di adottare la tariffa integrata ambientale“. Tale decreto cerca affannosamento di salvare la TARSU con il semplice riferimento ai regolamenti comunali, che sono in realà privi di supporto legislativo primario, arrivando all’assurdo che, per gli anni 2010, 2011 e 2012 la TARSU ha come unico fondamento giuridico un semplice atto amminsitrativo ( appunto i singoli regolamenti), senza alcun supporto legislativo, in contrasto con il succitato art. 23 della Costituzione.

In tal senso, la Corte di Cassazione, Sez. Tributaria, con la sentenza n. 25116 del 25/10/2006 ha chiarito che i regolmenti sono semplici nome giuridiche secondarie, tanto che per essi non vale il noto principio “iura novit curia”, e non rientra, quindi, la conoscenza dei regolmenti comunali fra i doveri del giudice ( Cass. 1865/2000, 22648/2004, 12786/2006).

La completa soppressione della TARSU, e la sua sostituzione con la TIA era inizialmente fissata a decorrere dall’01/01/1999, ed è stata via vai differita dal legislatore, il quale, prendendo atto della difficoltà di rendere operativa per i vari comuni l’abolizione del prelievo soppresso, ha previsto con numerose disposizioni, contenute soprattutto nelle varie leggi finanziarie, un articolato regime transitorio, oggi esaurito.

L’ultima proroga legislativa risale alla l. 13/2009, la quale ha testualmente stabilito che “nelle more della completa attuazione delle disposizioni recate dal decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, e successive modificazioni:

a) il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento rifiuti adottato in ciascun Comune per l’anno 2006 resta invariata anche per l’anno 2007 e per gli anni 2008 e 2009″.

Da tale intervento nessuna legge ha previsto specifiche ed uteriori proroghe per gli anni 2010, 2011 e 2012.

A causare un ulteriore problema è stata però l’applicazione, da parte di alcuni comuni dell’IVA alla tariffa in questione – di per se già illegittima -,e quindi il suo inquadramento o meno come tributo.

A pronunciarsi in merito è stata la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238/2009, stabilendo che la TARSU e la TIA1 hanno natura tributaria, e come tale si configurano come una imposta e non come il corrispettivo di un servizio, con la coseguenza che tali voci non possone essere assoggettate all’IVA.

A dispetto di tale sentenza però, l’agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 250/E del 2008, ha continuato a configurare la TIA alla stregua di un corrispettivo, e come tale soggetto all’IVA, ma agevolato al 10%.

Di fatto la maggior parte dei comuni, facendo orecchie da mercante, non hanno tenuto in considerazione alcuna la sentenza della Corte, continuando ad applicare l’imposta sul valore aggiunto alla TIA e alla TARSU, respingendo così le richieste di rimborso dei cittadini. Il fondamento della pronuncia della Corte Costituzionale si basa sulla considerazione per cui la TIA ( e la TARSU) è un tributo il cui pagamento non è direttamente correlato alla quantità di rifiuti prodotti.

Ma ancora una volta il Governo, per ovviare al problema e consentire una maggior entrata, è intervenuto con il d. Lgs. 152/2006, introducendo una nuova tariffa integrata ambientale, la c.d. TIA 2, la quale però a tutt’oggi non è entrata in vigore.

L’art. 238 del decreto in questione definisce questa tariffa quale il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Tenendo di conto di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale sopra richiamata, la nuova tariffa, lega in modo diretto la quantità di rifiuti prodotti alla tariffa da pagare, giustificando la presenza dell’IVA sugli improti dovuti.

In tal senso anche il Ministero dell’economia e delle finanze, con una circolare dell’11 Novembre 2010, la n. 3 / DF ha ribadito che l’IVA sulla TIA 2 vada pagata, andando in senso nettamente contrario a quanto sopra espresso dalla Corte Costituzionale.

Il tutto è sfociato in una battaglia e ferro e fuoco che ha causato non poche polemiche, sopratutto dei contribuenti e delle assocaizioni dei consumatori, fino ad arrivare alla sentenza della Cassazione n. 2064/2011, con cui gli ermellini non solo confermano che l’IVA sulla TIA è illegittima, ma hanno anche agevolato, per così dire, il diritto al rimborso del contribuente, prevedendo che i ricorsi possano essere proposti dai cittadini dinnanzi ai giudici di pace competenti, evitando così di dover ricorrere alle Commissioni tributarie provinciali, proprio sulla considerazione del fatto che trattasi di contributo e non di tassa.

Sulla scorta di quanto sopra, è auspicabile un intervento chiarificatore e definitivo del legislatore, in assenza del quale i cittadini potranno rivolgersi ai giudici di pace competenti sia per vedersi restituire l’eventuale IVA indebitamente pagata, sia per il riconoscimento dell’illegittimità della TARSU, qualora ancora vigente nel comune di appartenenza, relativamente agli anni 2010, 2011 e 2012.

Resta a tutt’oggi la possibilità di agire formulando un’istanza di rimborso nei confronti dell’ente gestore del servizio, come da documento allegato.

A disposizione per eventuali chiarimenti.

Visto che ci sono alcune variabili verranno date risposte personalizzate sulla modulistica da impiegare scrivendo una mail a consulenzatarsu@massa5stelle.it


9 commenti leave one →
  1. Michele permalink
    10 marzo 2012 14:11

    “Resta a tutt’oggi la possibilità di agire formulando un’istanza di rimborso nei confronti dell’ente gestore del servizio, come da documento allegato.”

    Non vedo link a tale documento: potete indicarlo?
    Grazie

    Mi piace

  2. Blasco permalink
    11 marzo 2012 16:25

    Dov’è il “documento allegato”?

    Mi piace

  3. 13 marzo 2012 09:22

    Visto che ci sono alcune variabili verranno date delle risposte personalizzate riguardo ai moduli scrivendo a consulenzatarsu@massa5stelle.it

    Mi piace

  4. 14 marzo 2012 08:38

    E’ importante non confondere la TARSU con la TIA, l’IVA viene applicata solo su quest’ultima pertanto nessun rimborso è dovuto nei Comuni dove ancora vige il regime della TARSU. L’acronimo sta per Tassa Rifiuti Solidi Urbani (la tassa è esente IVA), l’altra è Tariffa Igiene Ambientale (sulle tariffe in quanto tali l’IVA viene applicata). Nel caso specifico vi sono pronunce che equiparano la TIA alla TARSU in riferimento alla natura tributaria del prelievo.
    P

    Mi piace

  5. 30 aprile 2012 13:37

    Meglio rpecisare. Nei comuni in cui si applica la TIA l’iva è dovuta. Nei comuni in cui viene applciata ancora la TARSU, si deve controllare se il Comune ( come ancora alcuni comuni fanno ) applicano erroneamente l’IVA. In questo caso, il cittadino ha diritto ad ottenerne il rimborso.

    Mi piace

  6. 30 aprile 2012 13:44

    Vediamoci chiaro. Nei comuni che applicano la TIA l’imposta sul valore aggiunto è dovuta, nei comuni invece che applicano la TARSU, bisogna controllare se questa viene applicata dal comune di specie, in barba alle numerose pronunce in merito. Il cittadino ha diritto in quest’ultimo caso al rimborso di quanto indebitamente pagato per IVA .

    Mi piace

    • Blasco permalink
      1 maggio 2012 08:07

      Non si potrebbe fare una piccola lista dei comuni della nostra provincia per sapere ci applica la tia e chi la tarsu ?

      Mi piace

      • 8 settembre 2012 17:50

        Chiedo scusa del ritardo… ho avuto diversi problemi con l’account… finalmente risolti. La questione è semplice, quando arriva l’importo da pagare, su questo deve essere trascritto a quale titolo, e i giustificativi del calcolo, per cui si dovrebbe dedurre facilmente sia se si tratta di TIA o se di TARSU, così come se il Comune in questione continua ad applicare l’IVA.

        Mi piace

  7. Fernando permalink
    17 febbraio 2013 20:29

    Il comune di Gallipoli a tuttoggi sta applicando il 15% in più sulla bolletta tarsu senza rendere trasparente questo aumento, nonostante una mia lettera di chiarimenti in merito all’applicazione di questo aumento non giustificato,inviata è protocollata il 12/12/2012

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: