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La città della “scoria”, Lavello e dintorni

21 dicembre 2011

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La parola al cittadino:

Stefano Rossi

Mi sia consentito esprimere un’opinione a proposito della L. 241 del 1990 che, assieme alla cosiddetta normativa a tutela della privacy, credo proprio sia una delle leggi più bistrattate e abusate del nostro Paese.
La potremmo definire, infatti, una legge-elastico: qualcuno l’accorcia, qualcuno l’allunga secondo i propri comodi.
Se vogliamo fare un esempio di “virtuosa” applicazione della L. 241-90, non dobbiamo andare molto lontano: si tratta del Comune di Massa.
Come già saprete, da circa 3 anni abbiamo ingaggiato una battaglia legale, con 3 denunce depositate presso la Procura della Repubblica di Massa, per aver subito 5 alluvioni in meno di 2 anni, tra la fine del 2008 e la fine del 2010.
Siamo più che certi che il pessimo stato di manutenzione ordinaria ma soprattutto straordinaria (leggasi: mancati dragaggi, centinaia di opere abusive mai rimosse, assenza totale di impianti di pompaggio, ecc.) abbia costituito se non la causa esclusiva almeno la principale concausa delle nostre pesanti e ripetute disavventure.
Prova ne è stata l’avaria totale del 31.10.2010 (per mancanza di apparecchiature funzionanti e di monitoraggio da parte degli enti preposti) degli impianti di chiuse alla confluenza del Calatella e del Bozzone con il Lavello.
Premesso questo, a fine maggio 2011 quattro persone residenti in zona Partaccia (fra cui il sottoscritto) depositano al Comune di Massa regolare istanza di accesso ai documenti ammnistrativi, chiedendo di acquisire copia di vari documenti, fra i quali il Progetto di fattibilità della rete idrografica dell’Ing. Milani, commissionato dal Sindaco di Massa nell’agosto 2010 e ultmato ad aprile 2011.
Passano i 30 giorni stabiliti ex lege e il Comune non comunica l’autorizzazione richiesta. Giunge solamente, verso fine giugno, una nota con la quale si dice che i documenti richiesti NON potevano essere ancora visionati in quanto dovevano ancora essere sottoposti alla presa d’atto della giunta comunale (!?).
Non si comprende perché un problema di dis-organizzazione interna dell’Ente debba essere fatto scontare al cittadino che ha pieno diritto di accedere ai documenti e, di fatto, se lo vede negato.
Attendiamo pazientemente la presa d’atto della giunta e trascorre l’intera estate 2011; stanco di attendere invano, mi reco in Comune e chiedo un appuntamento col Sindaco; mi viene negato; allora chiedo un appuntamento col Segretario generale; anch’esso mi viene negato.
Riesco soltanto a scambiare alcune email con lo staff del Segretario generale il quale, preso atto del fatto che sono indispettito per tanto ostruzionismo, sollecita l’Assessorato all’Ambiente (dirigente Fialdini) a ultimare l’agognato iter burocratico dei documenti richiesti.
Alla fine la montagna partorisce il topolino: giunge finalmente una nota del 10.10.2011 (alla buon’ora!) con la quale ci viene consentito l’accesso; dopo vari pellegrinaggi presso l’Assessorato all’Ambiente, riusciamo ad avere copia dello Studio di fattibilità della rete idrografica di costa (degli Ingg. Milani, Della Pina e Tonarelli) soltanto a inizio di novembre 2011. Direi che oltre 5 mesi per ottenere quello che per legge si dovrebbe ottenere in 30 giorni davvero non è male!
Ma la storia non finisce qui: avevamo già depositato il 22.09.2011 una seconda istanza di accesso (in allegato), nella quale chiedevano di poter visionare ed estrarre copia di numerosi documenti, tutti attinenti alla (mancata) messa in sicurezza della zona di costa che va da Partaccia a Lavello.
Ci giunge riscontro scritto datato 9.11.11 (anch’esso in allegato), a firma della dirigente FIaldini, soltanto alla metà di novembre, anche stavolta in violazione dei termini di legge.
Ma ciò che ci lascia stupiti non è il ritardo nella risposta, quanto piuttosto le affermazioni che la dirigente menzionata sottoscrive.
Infatti, la Fialdini nega – con motivazioni a dir poco discutibili – l’accesso agli atti relativamente ai punti 1 e 2 dell’elenco di 7 punti da noi riportato nell’istanza.
Giovedi’ scorso 24 novembre, mi reco presso l’assessorato all’ambiente per ritirare i documenti per i quali è stato consentito l’accesso (parziale) e ho modo di parlare con la dirigente Fialdini, alla quale faccio presente che analoga istanza e’ stata depositata negli scorsi mesi all’amministrazione provinciale di massa e l’accesso e’ stato consentito (nei termini, peraltro) senza tanti problemi. Domando alla Fialdini come si spiega questo strano fenomeno, secondo il quale la stessa legge e’ applicata e/o interpretata in modo opposto da due enti locali le cui sedi si trovano a poche centinaia di metri di distanza.
La Fialdini se la cava con una risposta evasiva del tipo: “evidentemente la Provincia dà un’interpretazione più estensiva della norma”.
Le replico che i cittadini sperano sempre (invano) che le leggi non siano elastici, buoni per essere allungati o accorciati secondo i comodi di ognuno, ma che siano univocamente interpretate.
Andiamo, quindil, ad analizzare i motivi addotti dalla Fialdini per negare l’acceso agli atti:

punto 1 dell’istanza: “…trattandosi di copia di atti di diffide e avvio di procedimenti nei confronti di privati detentori di presunte opere abusive a ridoso di fossi e canali, sono escluse dall’accesso per le quali si può solo comunicare il numero di atti emessi dall’Amministrazione pari a 20″ .
Se si tiene conto che l’istanza di accesso è stata ampiamente motivata e che appare di tutta evidenza un nesso di causa-effetto tra la presenza di opere abusive tutt’altro che presunte (!), allora davvero non si comprende perche’ l’accesso a tali atti dovrebbe essere pregiudicato alle parti lese!
Quando dico “tutt’altro che presunte” faccio riferimento alla relazione scritta di varie pagine, redatta dalla Polizia Provinciale di Massa a seguito del sopralluogo svolto nella zona addirittura IL 18 marzo 2009, nella quale si fa esplicito riferimento alla presenza di opere non autorizzate indicate una ad una con riferimenti ai singoli detentori e alla loro precisa collocazione (via, nr civico, ecc.).
Tale relazione fa parte, peraltro, del fascicolo d’indagine tuttora pendente presso la Procura di Massa, scaturito dalle nostre denunce. Devo arguire da quanto sottoscritto dalla Fialdini, che la dirigente del settore tutela ambientale del COmune di Massa NON sia a conoscenza di tale stato di cose, il che mi sembra preoccupante.
Ma veniamo al punto 2 dell’istanza di accesso:
la risposta recita: “…non si ritiene di dover autorizzare l’accesso al punto 2, nel quale si richiedono i carteggi intercorsi tra il Comune di Massa, la ditta Gaina Ivano e la Comunità Montana relativo alla gestione degli impianti idrovori situati nel fosso Bozzone e Calatella in quanto … non sono ammissibili istanze preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato della pubblica amministrazione” (!?!?!?)
Sarebbe interessante svolgere un’analisi esegetica di tale panegirico per capire cosa diavolo voglia dire! L’unica cosa che mi è chiara è la volontà del Comune di Massa di non rispettare il dettato normativo, di nascondersi dietro al dito e di fare della Legge sulla trasparenza amministrativa la legge sulla torbidita’ amministrativa!!!
Ricordo che a inizio di novembre 2010, dopo aver subito l’ennesima impressionante alluvione attorno delle nostre proprietà, parlai personalmente prima con il sig. Giannelli Gianluca, dipendente della ditta Gaina Ivano, e poi con il titolare omonimo della ditta stessa; evidenzio che al 31.10.2010 tale ditta aveva ancora in affidamento (non si sa bene se con regolare contratto o no) la manutenzione e il controllo degli impianti di chiuse alla confluenza di Calatella e Bozzone con il Lavello, transitato con provvedimento di urgenza (pochi giorni dopo i disastri di Ognissanti 2010) alla Comunità Montana.
Ebbene, entrambi mi confermarono l’esistenza di un carteggio, composto da numerosi fax che nel corso degli anni Gaina avrebbe inviato al Comune di Massa per dire che i quadri elettrici erano obsoleti, che gli impianti erano privi di alcuni dispositivi indispensabili per un regolare funzionamento, che i galleggianti sparivano continuamente perché qualcuno se li rubava, ecc. ecc.
Quando chiesi a Gaina di poter avere copia di quel carteggio, mi fu negato. ora che lo chiediamo con regolare istanza al comune di massa (evidentemente reo di aver ignorato quelle segnalazioni!) il comune che fa? ci nega a sua volta l’accesso! complimenti, davvero complimenti!
Ma c’è di piu’: quando la Polizia giudiziaria ha sentito a sommarie informazioni il Giannelli Gianluca,questi ha confermato di aver segnalato “da circa 3 anni” al proprio titolare e anche direttamente all’Ufficio canali e fossi del Comune di Massa il “degrado del quadro elettrico” !!!
Non solo: quando gli è stato chiesto chiesto esplicitamente quali tipi di controlli venissero svolti presso gli impianti di chiuse, egli ha risposto che veniva svolto un sopralluogo settimanale nel caso in cui le condizioni meteo fossero state normali, più sopralluoghi al giorno in caso di allarmi meteo.
Tuttavia, il Giannelli non dice nulla (né gli viene chiesto nulla) in ordine a quanti sopralluoghi – e con quali esiti – egli (o altri suoi colleghi) avesse effettuato in quelle precise date (30 e 31 ottobre 2010) nelle quali eravamo in pieno allarme meteo!
A giudicare dalla situazione che io e il mio vicino di casa GIovanni Cucurnia trovammo alle ore 11 circa del 31.10.2010 presso le chiuse, possiamo certamente affermare che nulla fu fatto per azionarle nel momento del piu’ estremo bisogno; infatti le chiuse e le pompe furono azionate sotto i nostri occhi proprio in quel momento, dopo che la notte precedente si era verificata (a impianti completamenti fermi) la piu’ intensa precipitazione degli ultimi decenni!
Infine, vorrei aggiungere un’ultima cosa: proprio ieri ho incontrato Ceccarelli Franco, che svolge funzioni di Protezione civile in base a regolari autorizzazioni ed è persona che conosce molto bene la gravissima situazione di degrado e abbandono di tutta la rete di canali del comprensorio Partaccia e Lavello.
Ebbene, il Ceccarelli mi ha detto di aver segnalato da alcuni giorni – senza essere riuscito a suscitare il benché minimo interesse – che nel tratto finale del Lavello è presente un “tappo” di proporzioni assolutamente preoccupanti; se tale ostruzione non verrà rimossa con urgenza, costituirà sicuramente motivo di esondazioni in tutta l’area a monte, comprese quelle in cui noi abitiamo, interessate dai fossi Calatella e Bozzone (affluenti del Lavello).
Le foto sopra documentano in modo eloquente lo stato di degrado dei canali della zona e soprattutto la presenza di sconcertanti discariche a cielo aperto lungo le sponde del Lavello, adiacenti al campo nomadi, che alterano le più elementari regole di buona amministrazione dei corsi d’acqua. Evidentemente l’alluvione del 2003 a Carrara e i gravissimi fatti di Ognissanti 2010 a Massa non hanno insegnato nulla! e poi si ha il coraggio di parlare di fatalita’ quando accadono i disastri!
Ceccarelli ha anche pubblicato un trafiletto un paio di mesi fa in cui si parlava del rischio corso da un scuolabus, che per poco non finiva nel fosso Calatella lungo la Via Cucchiara (che parte da Via Baracchini e va verso il Lavello); in quel tratto di poche centinaia di metri, vi sono 3 vistosi cedimenti stradali (in un punto il muretto di contenimento è inclinato di 30 gradi!) e tutto ciò che i nostri beneamati Enti hanno saputo fare è mettere due transenne mobili con scrito “Protezione civile Comune di Massa”! Io so solo che se avessi un bambino che tutti i giorni viaggia sullo scuolabus lungo quella strada non sarei tranquillo sino a che non lo vedessi tornare a casa sano e salvo.
In quello stesso tratto di canale vi sono almeno una decina di incredibili sovrappassi in muratura, che massacrano letteralmente il corso d’acqua, riducendone drasticamente la portata e la regolarità del flusso.
Poi parlo con dipendenti del Comune e della Provincia e mi sento dire: “Abbiamo già fatto molto sino ad oggi!”. Vorrei capire a cosa alludono: forse ai provvedimenti di diffida che – dopo 2 anni di immobilismo totale e 5 alluvioni subite – nel corso del 2011 si sono finalmente decisi ad avviare nei confronti di decine di autori di opere abusive? Se fanno riferimento a quelle, allora ricordo loro che con i pezzi di carta non si mettono in sicurezza i territori! l’ordinanza 138 del 4.11.2010, firmata dal sindaco di massa, e’ tuttora lettera morta, perche’ non un solo manufatto abusivo, delle centinaia presenti, e’ stato ancora abbattuto e il rischio idrico ad oggi e’ identico a quello di 2-3 anni fa! attendiamo con ansia che gli iter di diffide e ordinanza si completino e che le opere abusive siano effettivamente rimosse e in fretta, prima che si verifichino gli ennesimi disastri! Le recenti sciagure della Lunigiana, Val di Vara, 5 terre e Genova (solo per rimanere nel circondario) sono lì a fare da monito, naturalmente per chi ha occhi e coscienza per tenerne conto.

Stefano Rossi

La Parola al cittadino è uno spazio libero messo a disposizione dei cittadini dal Blog.

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5 commenti leave one →
  1. Luca Bianchi permalink
    22 dicembre 2011 00:30

    Non c’è che dire, un pessimo esempio di mala amministrazione, di non trasparenza e di completo disinteresse verso i cittadini che si interessano della propria città; inoltre un ottimo esempio di partecipazione ed impegno di alcuni cittadini che vanno avanti contro il muro di gomma dei nostri dipendenti incompetenti!

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  2. david lucii permalink
    24 dicembre 2011 20:08

    Grazie sig Rossi per la sua volonta’ di approfondire questo argomento riuscendo a dimostrare in modo inconfutabile che anche in questo caso in Comune si pensa piu’ a varianti urbanistiche e cambi di destinazione che alla messa in sicurezza di elementi importanti del nostro territorio. Evidentemente si preferisce soprassedere volutamente per richiedere poi a disastro avvenuto finanziamenti a pioggia alla Regione e allo Stato certi che pochi controlleranno la reale destinazione degli stessi. La cosa che piu’ mi preoccupa e’ che credo che la stragrande maggioranza del territorio sia gestita in modo quantomeno “distratto” e che di persone come lei ce ne siano troppo poche.

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  3. leverotti franca permalink
    27 dicembre 2011 20:08

    nulla da dire eccetto che la formula ” istanze preordinate ad un controllo dell’amministrazione”…era presente anche nelle risposte inviate a Italia Nostra, quando chiedeva accesso agli atti per le scale mobili. Ovviamente non un documento è uscito dal Comune: alla faccia della democrazia, della trasparenza e della partecipazione!
    franca leverotti

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  4. carlo milani permalink
    30 dicembre 2011 21:06

    Auguri a rossi per la sua battaglia. Non può far altro che insistere, ma il grave è che lui è solo uno dei sessantamila massesi e gli altri cinquantanovemilanovecentonovanta non fanno assolutamente nulla ( ad essere ottimisti ce ne saranno dieci che cercano di far valere i concetti di trasparenza e partecipazione in base a quanto prevede la legge).
    Comunque anche a me hanno permesso di vedere gli atti che avevo richiesto solo dopo quattro mesi. Sarà stata una coincidenza del tutto casuale ma ciò è accaduto il giorno dopo che ero uscito sulla stampa al riguardo!

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  5. stefano permalink
    31 dicembre 2011 10:34

    ringrazio per le dichiarazioni di solidarietà. La battaglia per denunciare le inerzie degli enti locali continua, nei limiti delle forze in campo, sia sui mezzi di comunicazione sia soprattutto nelle sedi giudiziarie. Confido nel fatto che le Procure diano più credito a denunce documentate e circostanziate come credo siano state le nostre. Ricordo che vi sono state due richieste di archiviazione (?) e altrettante opposizioni innanzi al Gip, la prima delle quali già pienamente accolta (per la seconda siamo in attesa che il Gip sciolga la riserva). Ciò significa che la Procura dovrà ricominciare daccapo e svolgere indagini suppletive specificamente indicate, nominando all’uopo un CTU (consulente tecnico d’ufficio). Nel frattempo, seppure con pesante ritardo (oltre 2 anni, con numerosi altri eventi alluvionali nel frattempo) Provincia e Comune sono partiti con le ordinanze/diffide nei confronti degl autori delle opere abusive lungo canali e fossi. Perché allora tanta ritrosia nel rilasciarne copia su espressa richiesta degli interessati? Perché negare l’accesso ad altri documenti importanti? penso ad es. alla documentazione tecnica giacente presso il Comune di Massa (settore strade) relativa alla realizzazione delle tombature (abusive!) di via dei Campeggi e via Bertola.
    Anche negli ultimi giorni ho continuato a rimbalzare tra settore ambiente, protezione civile, settore strade, ecc. Ognuno mi rinvia da quell’altro o adduce motivazioni fumose per giustificare il diniego dell’accesso (tipo: dovremmo impiegare troppo tempo per trovare quei documenti).
    Tutto questo nell’evidente tentativo di scoraggiare il cittadino.
    Mi sono rivolto anche (non è la prima voltra) al difensore civico (figura di dubbia utilità), il quale ha assicurato di aver scritto al segretario generale del Comune di Massa per segnalare il negato accesso. HO chiedo appuntamento con il Segretario generale (e anche con il Sindaco, invero); vedremo se si degneranno di concedermelo. Intanto lo stato pietoso del Lavello resta quello che avete visto nelle slide
    Stefano Rossi

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