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Alluvioni, la mancata messa in sicurezza

6 novembre 2011

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la mail di un nostro lettore :

Alcune semplici riflessioni alla luce degli ultimi eventi alluvionali che hanno caratterizzato il nostro territorio

Al seguente indirizzo

http://www.cfr.toscana.it/index.php?s=54

potrete trovare i dati idrologici degli ultimi mesi, raffrontati con i 10 anni precedenti.
Esaminandoli, emerge quanto segue:

– a settembre 2011  a Massa abbiamo avuto 70 mm in meno di piogge del settembre 2010
– ad agosto 100 mm di piogge in meno (il dato più basso degli ultimi 10 anni)
– a luglio abbiamo avuto le solite piogge dell’anno scorso (poco più di 60 mm in un mese)
– il dato di giugno manca, in quanto è stato inserito per un errore il mese di maggio; in ogni caso sappiamo che nel 2011 giugno è stato torrido e di piogge ne abbiamo viste pochissime
– a maggio abbiamo avuto 214 mm di piogge in meno del maggio 2010 (!!!); anche in questo caso si tratta del valore più basso dal 2001 in poi!
– ad aprile abbiamo avuto 50 mm di piogge in meno rispetto al 2010

Questi dati ci dovrebbero indurre a pensare che non si verificava da anni una stagione tanto propizia a realizzare – o almeno ad avviare – sia nella disastrata fascia collinare e montana sia nella fascia costiera (in cui vi è una rete di canali in condizioni pietose per incuria pluridecennale) le opere di messa in sicurezza che si rendono ormai da anni drammaticamente necessarie.

Sono rimasto stupito nel vedere il presidente della Provincia e l’assessora alla Protezione civile di Massa dare la lieta novella dello stanziamento di 2,2 milioni di euro agli abitanti di Lavacchio (teatro di eventi drammatici il 31.10.2010) e annunciare che i lavori cominceranno in questi giorni per finire a gennaio 2011 (!?).
Possibile che dopo la più secca estate degli ultimi anni i nostri amminstratori non abbiano trovato il modo di accelerare gli iter burocratici, finendo così per mettere mano a importanti e delicate opere proprio all’inizio della stagione “monsonica”? E’ possibile che non si rendano conto che realizzare simili opere in pieno autunno e inverno aumenterà i costi e i rischi e, nel contempo, ridurrà l’efficacia degli interventi? Occorrono forse esperti o luminari del settore per capirlo o è una considerazione di buon senso?

Quanto si è visto sino ad oggi in termini di messa in sicurezza è davvero ben poco, se è bastata un’ora di pioggia intensa (ieri sera attorno alle 19) per ridurre un sottopasso in una trappola potenzialmente mortale, visto che una donna è stata tratta in salvo dai vigili del fuoco e ha seriamente rischiato, a quanto si riporta nella cronaca locale, la propria incolumità.

Occorrono ingegneri idraulici per capire che i sottopossi devono essere progettati a regola d’arte con idonei scoli o che forse sarebbe meglio costruire, se possibile, viadotti anziché sottopassi? QUalcuno rammenta che un anno fa, di questi tempi, tre donne sono morte in un sottopasso a Prato? Si aspetta forse la prossima tragedia per poi addurre ancora una volta come scusante “la mancanza di fondi”?

Cosa sarebbe accaduto a Massa, Carrara e nella zona marina se ieri fosse caduta la metà della pioggia che ha colpito la Lunigiana e la Val di Vara? Credo sia facile immaginarlo, visto che in gran parte del territorio lo status quo è rimasto invariato.

Tra le aree in cui non si è mossa una paglia rientra a pieno titolo il comprensorio di Partaccia e Lavello, in cui vivo, nel quale:

–  non una sola opera abusiva – tra le decine e decine presenti lungo canali e fossi – è stata ancora abbattuta, nemmeno quelle realizzate dal Comune di Massa!
– non un solo dragaggio è stato realizzato, nonostante le chiare indicazioni fornite nel Progetto di fattibilità della rete idrografica da 3 tecnici appositamente incaricati di realizzarlo (Progetto costato 50 mila euro alla collettività, nel quale si afferma senza mezzi termini che il Lavello e gli affluenti Calatella e Bozzone sono corsi d’acqua a grave rischio);
– non un solo impianto di pompaggio è stato posizionato in un’area, peraltro molto vasta, che è stata ufficialmente dichiarata “ad elevato rischio idraulico” in quanto morfologicamente depressa;
– la presenza dell’A12 costituisce un aggravio enorme di afflusso di acque piovane, in quanto è stato calcolcato in apposita perizia che, in caso di pioggia intensa (ma non nubifragio) per una sola ora, su un fronte di circa 3 km tra Lavello e Ricortola, si riversano a valle ben un milione e 700 mila mc di acqua! e tutto ciò senza che sia dato di sapere con quali autorizzazioni ciò avvenga e chi le abbia rilasciate; infatti, i miei ripetuti tentativi di acquisire tale documentazione sono “rimbalzati” contro i diniegi opposti dalla Salt

Di argomenti ne potrei riportare, ahimé, per ore, ma penso che quelli sin qui menzionati possano bastare a dimostrare come tutta la “filiera” degli Enti locali, dalla Regione sino al Comune, sia assolutamente inadeguata nell’affrontare con la necessaria lungimiranza problemi di tale gravità, che attengono alla sicurezza materiale e psicologica di tanti cittadini.

Resto a disposizione di chiunque per approfondire il tema, se lo vorrà, e per uno scambio di impressioni e opinioni.

Stefano Rossi

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4 commenti leave one →
  1. Alessio Paterni permalink
    7 novembre 2011 21:16

    Nono, continua a spiegare a me interessa molto, ad esempio non ho capito in che modo l’autostrada rappresenta un aggravio di afflusso di acque piovane. Se puoi scrivi sul gruppo massa e montignoso di facebook, almeno possono seguirti più persone.
    Ciao.

    Mi piace

  2. 8 novembre 2011 07:25

    Tutto interessantissimo! Grazie.
    Basta con la politica dei moduli richiesta danni da alluvione da compilare entro tre giorni dal disastro pena la non rimborsabilita’ del danno subìto.
    Vogliamo che tutti facciano un passo indietro, guardare meno al guadagno facile ed immediato e cominciare a pensare di agire per il bene comune che poi siamo tutti noi.
    Meno speculazioni e piu’ serieta’ e preparazione!

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  3. stefano permalink
    9 novembre 2011 10:15

    le spiegazioni richieste da Alessio Paterni:
    l’autostrada corre nella zona immediatamente a monte rispetto all’area definita “retrodunale” dal DIrigente del settore difesa del suolo della Provincia di Massa. SEmbra una parola difficile, ma non la è.
    Il nostro territorio, per sua conformazione naturale, consta a mare di “dune” naturali, che si avallano leggermente man mano che si va nell’immediato entroterra. QUesto fa di quella fascia di territorio una zona a grave rischio; per tale motivo è assurdo che lì non vengano piazzati adeguati impianti di sollevamento e pompaggio con paratie in punti strategicamente individuati.
    L’A12 costituisce un fronte di 20-25 mt di profondità che va moltiplicato per la sua lunghezza in km. Tale superficie è totalmente impermeabile, per cui non contribuisce neppure in misura minima all’assorbimento delle acque piovane. Ciò significa che tutte le precipitazioni che cadono su questa immensa superficie (provate a moltiplicare 25 mt x 3000 mt, solo per limitarci, all’incirca, al tratto che va dal Lavello a RIcortola) e otterrete numeri impressionanti.
    Dove vanno a finire tutte le acque piovane che “scolano” dalla carreggiata autostradale? Sul reticolo di canali immediatamente a valle (canalette di scolo lungo l’autostrada e diramazioni varie del Calatella, sino alla confluenza col Lavello), reticolo che è in condizioni semplicemente disastrose. Pochi giorni fa ho scattato una cinquantina di foto in zona, assai eloquenti, che posso fornire su CD a chiunque me ne faccia richiesta scrivendomi a stefano1547@interfree.it; ne ho inviate alcune all’Ing. Minuto della Salt per sollecitare interventi di pulizia dei fossi di loro competenza; lo stesso ho fatto con la Comunità Montana. Il solo tratto di canale lungo via Cucchiara racchiude, in soli 2-300 mt, il simbolo di tutto ciò che NON doveva essere fatto, che NON doveva essere consentito (sovrappassi in muratura e scarichi abusivi, cedimenti del manto stradale, guardrail pericolanti, segnaletica mobile finita nell’alveo, ecc.) e a fronte del quale la Provincia si muove con troppa lentezza nelle farraginose procedure di diffida che non si sa quando (e se) produrranno mai gli effetti sperati. Non parliamo delle condizioni dell’area limitrofa agli impianti di chiuse: ci sono un paio di foto che documentano il caos generale in termini di rifiuti e detriti ingombranti di ogni genere.
    Una cosa è certa: è inutile piangere lacrime di coccodrillo; bisogna che gli Enti preposti trovino il modo di agire bene e presto in termini di prevenzione per una concreta messa in sicurezza del territorio.
    Stefano

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  4. matteo Z permalink
    10 novembre 2011 11:46

    “Siamo presi in giro ogni minuto e morto che passa,con la storia delle
    “bombe d’acqua”,il clima impazzito ed i cambiamenti climatici(che sono sì
    in atto,ma non sono imputabili di ciò che succede).Tutti i discorsi di Tv e
    Giornali sono impostati e concentrati nell’ esasperare l’emozione,”il
    fascino della diretta” (all’americana) e l’imprevedibilità degli eventi.
    In realtà le condanne delle nostre città e vite sono già state scritte
    quando si tagliano i soldi per la manutenzione (di fossi, canali, corsi
    d’acqua, versanti, boschi..) e si spostano per creare un “corpo” di
    Protezione Civile che (senza togliere niente a chi si ADOPERA QUANDO IL
    LATTE è ORMAI VERSATO) appaia presente sui luoghi di sciagura a
    “monitorare” e faccia apparire lo Stato Italiano “presente”: questo è
    invece l’incipit del business della disgrazia!
    Il “nuovo corpo” di Protezione Civile fatto di “volontari certificati”, se
    da una parte e solo sulla carta è lodevole, di fatto depotenzia il
    meccanismo della solidarietà umana tra vicini, avendo come compito quello
    di allontanare le vittime dal territorio che vivono, per far posto a
    speculatori del business dell’Emergenza. (Il PIL aumenta, le speculazioni
    territoriali con la fretta di “ricostruire” e le deleghe speciali sono più
    possibili)L’obbiettivo è quello di spopolare forzatamente gli insediamenti
    e situazioni rurali, che non producono PIL, e favorire quelle Urbane che lo
    producono. Far dimenticare l’Ambiente ed il Territorio fino a
    demonizzarlo.
    Sono un Ingegnere Ambientale che non fa più l’Ingegnere(e mai l’ha voluto
    fare una volta capito il giochino a cui siamo sottoposti)per non rimanere
    stritolato in questa morsa di “gestione del territorio per il profitto di
    alcuni(pochi) e a scapito di altri(molti)”
    Gestire il Territorio non deve essere business,nè essere appaltato a
    terzi,ma deve rientrare nella Rete di Sistema di Servizio Sociale di cui i
    Cittadini di uno Stato si devono prendere cura direttamente, IN PRIMA LINEA anche nelle
    situazioni piu difficili”

    Mi piace

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