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La chiusura degli ospedali periferici uccide il territorio

18 febbraio 2011

case gratis

La nostra provincia sta vivendo una vera e propria ecatombe sanitaria, ormai tutti sanno della voragine finanziaria di oltre 250 milioni, del nuovo ospedale iniziato e subito fermato dove sembra ci sia già stata una spesa di 18 milioni, della chiusura del punto nascita di Pontremoli, delle liste di attesa che si allungano, delle operatrici sanitarie senza lavoro. Tutto questo porterà in un vero e proprio girone infernale i poveri malati che hanno bisogno di assistenza.

Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su quanto sta succedendo partendo dalla madre di queste vicende che è la regione Toscana. Già dalla sua nomina, avvenuta lo scorso anno, l’assessore alla sanità Scaramuccia ha nei suoi obiettivi la chiusura o la riduzione servizi negli ospedali periferici della regione, considerati non produttivi e quindi da abolire a favore di nosocomi più grandi che permettessero di ottimizzare le risorse; se da un punto di vista strettamente commerciale questo modo di operare può essere condivisibile, dal punto di vista sanitario si sta commettendo un vero e proprio omicidio territoriale perché in questa maniera andremo a togliere dei supporti sanitari alle nostre zone rurali che oltre ad ospitare le vacanze di ricchi possidenti amanti della campagna, sono le zone dove vivono gli agricoltori che pagano le tasse in egual misura degli altri cittadini, e che con i loro prodotti, sono un anello fondamentale nella nostra filiera alimentare e proprio per questo andrebbero quindi supportati e garantiti dal punto di vista sanitario. Aggiungiamo inoltre che la salute è un diritto al quale devono aver accesso tutti i cittadini in egual misura e non può essere gestito come un’azienda commerciale, se dovessero chiudere gli ospedali della Lunigiana quanta strada dovrebbe percorrere il valligiano di Zeri o di Casola per arrivare al primo ospedale ? Oppure pensate al disagio di una famiglia per star vicino ad un paziente ricoverato ad un’ora e mezza di auto. È assolutamente antidemocratico ed ingiusto. È notizia di questi giorni che un paese della Maremma offre case ad affitto zero a famiglie con bambini perché si sta spopolando irrimediabilmente, ma chi andrebbe ad abitare lontano da servizi essenziali come quelli ospedalieri ? Così succederà che le nostre zone rurali si spopoleranno sempre più e noi mangeremo gli ottimi cibi di plastica delle multinazionali. A questo ci sta condannando l’attuale classe dirigente.

Tornando a Massa un’analisi lucida della situazione ospedaliera potrebbe essere la seguente: abbiamo sul territorio 5 ospedali, che sono oggettivamente troppi, invece di costruire il nuovo ospedale apuano nell’inopportuno sito scelto dal nostro Sindaco, potremmo razionalizzare i tre ospedali di costa accorpando i reparti nell’uno o nell’altro, ad esempio invece di avere tre cardiologie se ne potrebbe fare una, e così per le altre unità operative che stanno a mezzo tra Massa e Carrara, otterremmo così un’ottimizzazione di personale e strumentazione. I fondi destinati al nuovo ospedale apuano potremmo utilizzarli per la costruzione di un ospedale di medie dimensioni ad Aulla che garantirebbe un servizio decente ai lunigianesi, chiudendo ovviamente i due ospedali di Fivizzano e Pontemoli. Come sempre la logica del bene comune non andrà a braccetto della politica e sprecheremo altri soldi per avere di meno.

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  1. orso bianco permalink
    19 febbraio 2011 16:36

    non sono un genio; e non riesco a capire perchè bisogna far funzionare gli ospedali di massa e carrara e chiudere pontremoli e fivizzano; per entrambe le situazioni, come per tutte le situazioni politiche o politicizzate servirebbe unicamente il buon senso nel farle funzionare, come appunto decentrare i servizi nelle strutture già esistenti.
    trovo molto più scandalosa la situazione scolastica di massa (che conosco) con un infinità di scuole e di interessi; mentre basterebbe costruire un unico plesso, magari nella zona industriale, e far funzionare i servizi.
    non sono chimere, altre città, altre regioni l’hanno fatto, quando ancora si programmava e si investiva a lunga scadenza

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