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Stop al consumo del territorio scrive al Presidente della Repubblica

22 novembre 2010

Cassinetta di Lugagnano, 10 Novembre 2010

Al Presidente della
Repubblica Italiana
On.le Giorgio Napolitano

Palazzo del Quirinale,
00187 Roma
Piazza del Quirinale

Illustrissimo Signor Presidente,

l’enfasi contenuta nelle dichiarazioni che Ella ha rilasciato a seguito dei gravi episodi di dissesto idrogeologico che hanno colpito la nostra nazione ci sprona ad inviarLe questa lettera aperta chiedendoLe di aderire – anche solo a titolo personale – alla Campagna Nazionale “Stop al Consumo di Territorio”.

Una campagna d’opinione nata nel Dicembre 2008 alla quale aderiscono attualmente oltre 40.000 cittadine e cittadini e circa 250 tra associazioni e comitati locali.

Il manifesto che le alleghiamo è pubblicato sul sito web nazionale e anche attraverso il social network facebook, Ella potrà leggere i nomi e i cognomi di tutti gli aderenti, nonché vederne i volti.

La campagna si propone di bloccare il consumo di suolo, proponendo di recuperare il patrimonio edilizio esistente e limitando l’occupazione con nuove costruzioni, se veramente necessarie, alle sole aree già urbanizzate.

Nel contempo la campagna promuove la cura, la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, degli edifici e del patrimonio storico e artistico. Politiche che potrebbero essere un ottimo volano virtuoso per l’economia, aprendo centinaia di cantieri che salvaguardino non solo il patrimonio naturale e le bellezze del nostro paese, ma la vita stessa dei cittadini.

Il pericoloso dissesto idrogeologico si accompagna alla grave compromissione del “valore culturale” della nostra nazione.

Il recente crollo della Domus dei Gladiatori di Pompei, un gioiello unico al mondo e che avremmo dovuto custodire per le prossime generazioni e per l’intera umanità, è solo l’ultimo caso, forse il più eclatante, indicativo del lungo processo di degrado in atto nel nostro Belpaese.

L’art. 9 della Costituzione così recita: La Repubblica (…) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. I padri costituenti ci hanno assegnato un chiaro compito: adottare precauzioni per difendere e salvaguardare un bene comune, non riproducibile e non mercificabile quale è il territorio.

Osservando con angoscia le immagini sempre più frequenti di terribili colate di fango che cancellano vite umane e trascinano a valle i sacrifici di tanti lavoratori, disastri che spesso conseguono alle colate di cemento che sigillano il territorio e deturpano il paesaggio, sentiamo il dovere di rivolgerLe questo invito:

Illustrissimo Presidente, unisca la Sua firma alla nostra, perché la terra d’Italia non l’abbiamo ottenuta in eredità dai nostri padri, ma l’abbiamo ricevuta in prestito dai nostri figli.

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